Piccolo teatro, 50 maschere in rivolta per il posto di lavoro

Come un vero maestro il «la» lo ha dato anche lui, Vittorio Sgarbi, forse ignaro che il giorno dopo i sindacati sarebbero saliti a cavallo con l’elmetto per annunciare un «autunno caldo per Scala, Verdi e Piccolo». Giovedì, in una delle serate clou del festival Mito, al teatro Studio chiamato a dire la propria sull’opera «Last supper» del compositore Harrison Birtwistle, prima ha scherzato un po’ sul suo status di «assessore in sciopero», poi si è esibito in un fuori programma sul Piccolo: «Le maschere sono in rivolta per il posto. E tra di loro c’è anche il figlio di Massimo Moratti...». Qualcuno non ha realizzato più di tanto, per qualcun altro deve essere stata una doccia fredda. O quasi. In prima fila c’erano intellettuali e personalità, tra le quali il presidente del festival Francesco Micheli - arrivato accompagnato dalla scrittrice Antonella Boralevi - il direttore artistico Enzo Restagno e altri vip. Al momento morta lì, the show must go on...
Fuori dallo Studio i «protagonisti per un attimo» si erano dati parecchio da fare con spiegazioni a chi si trovava in fila da ore per entrare: «Il Piccolo diventa piccolo», il titolo di un comunicato di fuoco. «Fortunatamente Giorgio Strehler è morto...», l’attacco. Poi la loro verità: «Cinquanta maschere di sala il 29 luglio hanno saputo che l’1 settembre non avrebbero più lavorato, poiché la gestione delle sale veniva appaltata a una cooperativa multiservizio». Timori sulla riduzione del personale, l’abbassamento della qualità del servizio e sulla ristrutturazione: «È in corso da anni più o meno esplicita. Si era iniziato con la biglietteria telefonica, si sta procedendo con chi è in sala». Il timore è che si possano effettuare passi «ulteriori a danno di tecnici, macchinisti e attrezzisti». Dietro ci sarebbero questioni di bilancio, per un «risparmio non superiore allo 0,2 per cento». Secondo la Cgil 40mila euro, non un centesimo di più. Poi la questione della trattativa nazionale e del fatto che «nei singoli territori non si devono applicare forzature». Dall’altra parte il Piccolo e le sue ragioni: «Non lasciamo a casa nessuno», fa sapere la direzione, che prosegue «nell’indirizzare sempre più investimenti nella capacità delle attività di palcoscenico». Le maschere hanno avuto sinora contratti stagionali «a chiamata» (11 mesi) e l’accordo con la cooperativa (Fema, ndr), della quale si avvale anche il Conservatorio, prevede «assunzioni a tempo indeterminato, in qualità di soci. Inoltre si è impegnata a dare diritto di precedenza a tutti i 47 giovani - in gran parte studenti - che hanno lavorato al Piccolo nella stagione 2007-2008».
I fronti caldi nel settore cultura-spettacoli sarebbero anche altri. «Nell’ultima settimana - afferma Onorio Rosati, segretario milanese della Cgil - si sono verificati gravi episodi. Per esempio licenziamenti che danno l’idea di come il management di queste imprese si stia muovendo». Quattro lavoratrici dell’allestimento in Scala sarebbero state «licenziate e tutto senza aprire un confronto». Quattro lettere «recapitate a musicisti della Verdi» per mandarli via. In quell’orchestra, conclude Onorati «c’è un clima davvero pesante...». L’autunno? Più che caldo sarà «bollente».