"In piedi, c’è il prof": il ritorno dell’educazione

In Francia Sarkozy obbliga gli alunni ad alzarsi. Berlusconi: "Più rispetto verso i docenti". A 40 anni dal ’68 otto italiani su dieci chiedono più disciplina nelle scuole

Le sedie si sollevano, non si trascinano. È gesto di rispetto, non caos. Il prof entra, e tutti sull’attenti. In piedi, perché comincia la lezione. C’è il maestro e c’è l’allievo: differenza che spicca anche in quel momento, quando il primo incede in aula e il secondo si ricorda che quel signore (o signora) è lì per insegnare.

«È giusto che gli alunni abbiano rispetto nei confronti dei docenti» ha detto l’altro ieri Silvio Berlusconi. Ha ricordato il potere della forma: una di quelle parole che, ogni tanto, la scuola perde e poi ritrova. Rigore, rispetto. Non solo contenuto: «Certe forme sono sostanza» ha aggiunto il Cavaliere, il rispetto non è un’appendice che si possa asportare senza conseguenze. Soprattutto a scuola. E, fra i banchi, un ritorno alle buone maniere è anche «che gli studenti si alzino quando entra un insegnante».

Forza dell’educazione bipartisan: il «tutti in piedi» proposto da Berlusconi è stato approvato ieri anche da Dario Franceschini: «Non si può fare per decreto legge, ma alzarsi è una cosa intelligente e dovuta nei confronti degli insegnanti, che sono parte importante nella formazione di ognuno». L’obbligo è impossibile: il senso dell’autorità, forse, basterebbe a imporre una regola di tempi non lontani, ma ormai dimenticati. Ma il carisma non te lo regala nessuno: specialmente quando certi titolari di cattedre finiscono in video poco scolastici su Youtube.

Tessuto dal vice segretario del Partito democratico, l’elogio del rispetto per i prof è l’ultimo residuo di Sessantotto scolastico che se ne va. Quello che «aveva cercato di far credere che l’allievo valesse il maestro», come disse Nicolas Sarkozy nel suo discorso del 29 aprile 2007, quando, appena prima del voto che lo incoronò presidente della Republique, trascinò i quarantamila di Bercy in una demolizione definitiva del mito sessantottino e dei suoi eredi. Sarkò ha fatto del rigore la sua arma numero uno, anche nelle aule. E non soltanto durante la campagna elettorale. Un mese e mezzo fa il presidente francese ha ribadito il concetto: «Ci dev’essere educazione civica e morale fin dalle elementari». I bambini francesi «dovranno imparare le regole della cortesia e del buon comportamento»: suona la Marsigliese, tutti in piedi. E «all’ingresso dell’insegnante si dovrebbero alzare». Alla faccia di Ségolène che inneggiava alla Francia dell’immaginazione, il Sessantotto continua a rifluire: l’«idea che tutto fosse uguale» (sintesi di Sarkozy) non piace più. Ci vuole il merito, la sostanza che è, anche, aspetto esteriore, gesto.

Un po’ di disciplina piacerebbe agli italiani: un sondaggio di FN&G ricerche per Giuseppe Valditara, responsabile scuola di An, dice che per il 77% gli alunni devono alzarsi davanti al maestro. Segno che il paese «chiede una svolta rispetto al lassismo e alla scuola facile», dice il senatore. Di fronte allo spettro degli esami di riparazione, lo scorso ottobre 300mila studenti sono scesi a protestare nelle piazze d’Italia. Anche il ministro Fioroni ha rievocato più volte una scuola «autorevole»: «Avanti così, e creeremo solo asini felici e contenti». Che piegano la testa, ma non sia mai per un saluto.