Il Piemonte avverte la Liguria: non ci soffierete la Tav

Paola Setti

Dicono di lui che è quando tace, che lavora di più. Sul terzo valico Claudio Burlando tace da un po’. Silenzio tombale quando il ministro alle Infrastrutture Antonio di Pietro venne a Genova a dire che «il terzo valico non è una priorità del governo, non ci sono i soldi». Ancora zitto di fronte a chi lo accusava di essere andato in Cina a vendere Genova come la via più veloce per trasportare merci a Rotterdam quando sapeva che il treno veloce non si sarebbe fatto.
E infatti, non è al terzo valico che sta lavorando il presidente della Regione. Lo aveva confidato un po’ di tempo fa, ma era parsa un’illusione. E invece lui ci s’è incaponito. S’è messo in testa che la Liguria in qualche modo avrà l’alta velocità, anzi l’alta capacità come preferisce definirla lui. Il piano è semplice: basterà «soffiarla» al Piemonte: il corridoio 5 che va da Lisbona a Kiev, per arrivare a Milano invece che da Lione e Torino potrebbe passare da Marsiglia e Genova. Certo bisogna convincere l’Unione europea a ridisegnare i corridoi, un lavoraccio. Ma la politica è l’arte della persuasione, e Burlando zitto zitto non molla.
Solo che qualcuno deve aver ascoltato qualcosa. I suoi colleghi piemontesi, per esempio, che saranno pure di centrosinistra come lui, ma lo stesso non hanno gradito il tentativo di scippo. Càpita così che ieri Daniele Borioli, assessore ai Trasporti della Regione Piemonte, abbia improvvisamente deciso di lanciare un appello a Di Pietro sulla necessità di fare il terzo valico. Perché proprio ora, visto che son passati due mesi dalla bocciatura di Di Pietro? Presto detto: perché soltanto ora ha preso forma il progetto di Burlando. E infatti, l’assessore l’ha messa così: Torino-Lione e terzo valico «sono opere complementari, senza le quali Piemonte e Liguria subiranno una pesante penalizzazione», sottolineando «l’effetto domino» fra i due collegamenti. Come dire che l’uno non esiste senza l’altro. Tradotta ancor meglio: Burlando non ci ruberà la Tav. Il presidente ligure avrà buon gioco viste le fin troppo animate proteste in Val di Susa contro la Tav. Ma Borioli gioca d’anticipo: il consenso, dice «è fondamentale, ma non si può stabilire che si fanno soltanto se c’è il consenso unanime. Occorre trovare un punto d’equilibrio, un conto è rappresentare l’interesse di 300 abitanti, un altro di 300 mila».
A dargli manforte Davide Gariglio il presidente del consiglio regionale del Piemonte: «Sulla necessità di migliorare le infrastrutture credo ci sia l’unanimità, restano da sciogliere nodi importanti come il finanziamento e il consenso. E in Piemonte le questioni aperte sono tante: oltre alla Torino-Lione e al terzo valico....». Appunto. Due opere un solo destino, Burlando è avvisato.