Il Piemonte degli sprechi, fioccano consulenze d'oro Spesi 200 milioni di euro

Dal tour operator pagato 2mila euro al giorno alla Mostra sulla
scimmia bocciata dalla gente ma costata 350mila euro. I consiglieri del Pdl denunciano 5 anni di
fondi dilapidati dalla presidente uscente Bresso

Torino - C’è il tour operator, che nel 2007 ha avuto un contrattino per cinque mesi da 2.000 euro al giorno. E c’è la mostra sulla Scimmia nuda, che di euro ne è costati ben 350mila, anche se di visitatori ne ha avuti un po’ pochini, una media di 16 al giorno. Per non parlare poi delle consulenze, anzi delle super-consulenze, che in cinque anni, tra dirette e indirette (quelle di Asl e partecipate varie), ammontano a 200 milioni di euro.

Venghino, signori, venghino alla fiera degli sprechi della Regione Piemonte. Con buona pace dei contribuenti, che con la scusa della mancanza di fondi si sono visti a volte negare dalla presidente uscente Mercedes Bresso anche servizi essenziali. E invece i fondi c’erano, eccome se c’erano. Solo che erano stati dirottati altrove, magari per dare un «aiutino» a fedelissimi del partito rimasti senza incarico. A raccogliere le «perle» di cinque anni di amministrazione, spulciando circa 22mila delibere e un totale di circa 40mila atti, i consiglieri regionali del Pdl Gian Luca Vignale e Marco Botta, la giornalista Laura Cavallari e il presidente torinese dei circoli Nuova Italia, Ettore Puglisi. Un lavoro serrato, durato cinque mesi, sfociato in un libro-denuncia, «I peggiori sprechi della giunta Bresso». «Con questo libro - spiega Vignale - non si vuole processare nessuno, ma solo spiegare ai piemontesi che non è vero che la Regione non ha soldi per garantire i servizi essenziali o per aiutare le famiglie in difficoltà». Dallo staff della Bresso una non replica: «Accuse basate sul nulla, numeri messi a casaccio – tuona il portavoce della zarina, Franco Borgogno – senza una chiave di lettura sensata: non esiste un confronto, un paragone, con quanto fatto dalla destra negli anni precedenti». Come se gli eventuali sprechi altrui giustificassero i propri.
E vediamoli, questi numeri. Tra i casi più eclatanti, quello del tour operator Brackenbury: nel 2007, denuncia il libro, riceve un contratto di consulenza da 30mila euro per 3 giorni al mese per cinque mesi, 2mila euro al giorno di media. Poi interviene la Corte dei conti, che rileva anomalie. E così la Regione corregge il tiro. Annullando il compenso, direte voi. No, solo dimezzandolo, da 30 a 15mila euro, «appena» 1.000 euro al giorno.
Un capitolo speciale del libro-denuncia è dedicato agli amici. Di partito. C’è l’ex segretario generale di una giunta di centrosinistra che ha incarichi per 245mila euro, stessa cifra che va anche a un candidato di sinistra di 15 anni fa, e a qualche altro simpatizzante di area. E per non dire che si fanno disparità di sesso, «aiutini» anche alle donne, tra i 212mila e gli 84mila euro. Quelli che fanno la parte del leone sono gli amici intraprendenti che s’inventano una società. Come Lido Riba, consigliere regionale Ds per dieci anni, dal 1995 al 2005, e attuale presidente dell’Ipla, Istituto per le piante da legno e l’ambiente. Proprio l’Ipla ha beccato 20mila euro per lo studio delle piante della Patagonia, e subito dopo 90mila per un non meglio precisato «affidamento di progetti di interesse regionale»: totale in quattro anni, circa 7 milioni e mezzo di euro. Non è da meno la S&T, società cooperativa pigliatutto presieduta da Alberta Pasquero, consigliere Pd a Ivrea. Dalla Regione Piemonte ha avuto 62mila euro. Ma ha l’esclusiva per quanto riguarda le amministrazioni di centrosinistra piemontesi.

Proprio le pari opportunità sono lo zoccolo duro della sprecopoli in salsa piemontese. Passi largheggiare per dépliant e convegnistica (750mila euro). Ma altri 106mila euro per una generica «figura esperta» in materia di parità? Per non parlare, poi, del boom di distribuzione di fondi in occasione delle Olimpiadi del 2006: 23 milioni di euro solo per la comunicazione, più altri 10 per la valorizzazione di attività considerate di rilievo. Infine, le società partecipate, anche loro salvadanai pronti a elargire contributi all’esterno. È il caso del Csi, il Consorzio per il sistema informativo, di cui la Regione Piemonte è socio di maggioranza con il 51 per cento e che conta 1.200 dipendenti, 100 in più della Provincia di Torino. I lavori affidati all’esterno, in cinque anni, ammontano a poco più di 282 milioni di euro.