Piemonte e Puglia, sorpasso del centrodestra

Unione in difficoltà anche in Friuli. Illy: «Mi disinteresso della campagna elettorale»

Paolo Bracalini

da Milano

Il centrodestra sorpassa l’Unione in Piemonte, una delle regioni chiave per l’esito elettorale di aprile. Nella circoscrizione Piemonte 2 per la Camera la Cdl cresce raggiungendo il 57 per cento delle preferenze contro il 41,5 del centrosinistra. Al Senato recupera passando al 50,2 per cento, con un vantaggio dell’1,3, pesantissimo in virtù della nuova legge elettorale. Nell’altro collegio, quello di Torino e provincia, tradizionalmente a sinistra, l’Unione rimane in vantaggio ma scende di oltre 4 punti mentre il Polo sale del 5%. La fonte, insospettabile, è l’Ipr marketing, istituto cui la Repubblica commissiona i sondaggi sulle intenzioni di voto, e che ieri (nell’edizione locale) ha pubblicato la nuova rilevazione dopo quella di gennaio.
Mentre nello stesso giorno un sondaggio Ipsos dà il centrosinistra in vantaggio di 4 punti in Piemonte, per Ipr-Repubblica la Cdl cresce del 2,5 per cento e punta al premio di maggioranza al Senato per modificare gli equilibri anche a livello nazionale. La maggioranza dei voti in Piemonte, che da solo decide 23 seggi senatoriali, sarebbe decisiva perchè il nuovo meccanismo elettorale assegna un premio alla coalizione vincente: chi vince riceve almeno il 55% dei seggi assegnati in quella regione per il Senato. Questo significa che in Piemonte lo schieramento con più voti avrà diritto a 13 senatori, contro i 9 della coalizione perdente. Come per altre due regioni ancora in forse, Puglia e Lazio, il risultato peserà quindi in modo determinante sulla composizione di Palazzo Madama.
Significative anche le indicazioni sui partiti che arrivano dal sondaggio di Repubblica. I Ds scendono, mentre nel centrodestra cresce soprattutto Forza Italia che diventa il primo partito nella regione. Nell’area Piemonte 2 il partito di Berlusconi arriva al 29%, cioè 2-3% al di sopra della media ottenuta tra il 2004 e il 2005. Nel collegio Piemonte 1 Fi guadagna oltre 2 punti, arrivando al 20,5% (contro il 18,1% delle regionali 2005). Qui l’Unione paga soprattutto la perdita di consensi di Rifondazione e della lista unitaria dell’Ulivo (-3,5%).
Il vantaggio della Cdl al Senato si spiega con la crescita di Forza Italia, che nelle intenzioni di voto prende il 24% dei voti. Dei 13 senatori che la Cdl, in questo scenario, si assicurerebbe, 7 sarebbero di Forza Italia, mentre ai Ds ne andrebbero 4 dei 9 concessi all’Unione.
Il sondaggio piemontese assume peso alla luce dei dati che arrivano dalla Puglia, regione che Rutelli in trasferta elettorale a Bari ha riconosciuto «decisiva per una maggioranza stabile a Palazzo Madama». Le ultime rilevazioni sono favorevoli al centrodestra. Quello commissionato pochi giorni fa ancora una volta da Repubblica dava la Cdl in testa al Senato con il 48,5% mentre l’Unione arrancherebbe al 47%. Un altro sondaggio, della tv locale Telenorba, è ancora più netto: centrodestra al 51,7% e centrosinistra al 48,3%. Dati che confermerebbero l’ottimismo dell’ex governatore pugliese Raffaele Fitto, che ha promesso di regalare a Fi la percentuale più alta proprio nella sua regione: «I sondaggi ci danno tutti in ripresa a livello nazionale e in Puglia indicano che la Cdl è in vantaggio sul centrosinistra e Forza Italia è il primo partito». Il risultato della vittoria in Puglia, con il premio di maggioranza, sarebbe di dodici senatori contro nove.
Situazione difficile per l’Unione anche in Friuli Venezia Giulia, dove lo strappo sulle liste civiche non è piaciuto al governatore Riccardo Illy, promotore a sua volta di una lista. «Mi disinteresserò della campagna elettorale, mi limiterò a sostenere nei modi opportuni Romano Prodi», ha detto Riccardo Illy il giorno dopo la chiusura dei termini per la presentazione dei simboli e lo stop alla presenza di liste civiche nell’Unione. Illy ha risposto al no degli alleati (in particolare della Margherita) facendo gli auguri a «chi pensa di essere tanto forte da non aver bisogno di voti». Messaggio chiaro: «Basta guardare i dati relativi alle ultime elezioni europee e regionali per vedere che in molte regioni l’Unione non è maggioranza. Se lo è diventata è grazie all’apporto delle liste civiche». Anche in Friuli insomma il centrosinistra barcolla. E se anche la regione cambiasse colore, dopo Piemonte e Puglia, l’ago della bilancia si sposterebbe non poco.