Il Piemonte: «Eluana? Fatela morire qui»

BEPPINO ENGLARO «Sono parole confortanti, presto valuteremo nei fatti tanta disponibilità»

Prima la Toscana, poi l’Emilia Romagna, ora il Piemonte. Continua la corsa fra le regioni che si candidano a staccare la spina di Eluana. Nel gran prix della laicità non c’è posto per dubbi confessionali: una «gara» dove l’illusione della vittoria è solo l’altra faccia della sconfitta.
In pole position c’è ora la presidente del Piemonte, Mercedes Bresso: «Se ci viene richiesto, per noi non ci sono problemi». Capito? Alla signora Bresso, «aiutare» Eluana a lasciare questa terra «non crea problemi». Non ha tentennamenti morali, lei: «Se ci viene richiesto, noi siamo disposti». È serena la Bresso, anzi non rinuncia alla polemica: «Ovviamente tutto dovrebbe avvenire in strutture pubbliche, perché quelle private sono sotto scacco del ministro»; «...sotto scacco del ministro», massì buttiamola in politica.
«Io avevo già detto - sottolinea la presidente del Piemonte - che noi eravamo pronti a rispettare la legge, perché riteniamo che si debba rispettare la legge e chi in questo caso ha la tutela, la patria potestà». «È giusto essere preoccupati che non si arrivi ad uccidere le persone che non servono più - aggiunge la signora Bresso -, ma in questo caso c’è stato un lungo iter; c’è una decisione del Tribunale che ha valutato tutte le ragioni di questa situazione».
Immediata la reazione della curatrice di Eluana Englaro, l’avvocato Franca Alessio: «Siamo sempre pronti a valutare qualunque disponibilità purché non rappresenti ulteriore perdita di tempo: a noi interessa mettere in atto l’ordinanza della Corte d’appello, alla luce del sole, tendenzialmente in Italia e senza ostacoli dell’ultimo momento». Li chiama così l’avvocato Alessio - «ostacoli dell’ultimo momento» -, come se si trattasse di massi finiti casualmente su una strada. C’è ben altro invece lungo il tormentato percorso tra la vita e la morte che continua a fare di Eluana Englaro un simbolo che turba mente e anima. Lei, la ragazza senza tempo, sempre immortalata in quell’unico scatto sorridente che risale a prima dell’incidente. Sono ormai 17 anni che Eluana «dorme». Da quel mattino del 18 gennaio 1992, quando venne ricoverata a Lecco in coma profondo per un gravissimo trauma cranico. Ma, a parte Eluana, c’è un altro simbolo che graffia il cuore: è suo padre, Beppino; un volto scavato dal dolore e dalla voglia di combattere che merita solidarietà e rispetto.
«Non posso che ringraziare il presidente Bresso e rivolgerle tutto il mio apprezzamento - dice il signor Englaro -. Dalle sue parole limpide e precise mi rendo conto che ha colto perfettamente la natura del nostro dramma. Credo che da un presidente di regione non ci si poteva aspettare di più. Noi naturalmente prendiamo in considerazione e valutiamo questa disponibilità».
Intanto la maggioranza fa quadrato attorno al ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, iscritto sul registro degli indagati dalla Procura di Roma dopo una denuncia dei radicali. A Sacconi viene contestato un «atto di indirizzo per le Regioni» che, in pratica, impedisce in tutte le strutture del Sistema sanitario nazionale la sospensione dei trattamenti di nutrizione e idratazione artificiale ai pazienti in stato vegetativo, definendo tale ipotesi «illegale». È proprio tale provvedimento che ha fatto recedere la Clinica «Città di Udine» dalla disponibilità inizialmente espressa ad accogliere Eluana, per la quale la Corte di appello di Milano ha autorizzato il distacco del sondino per l’alimentazione artificiale. Sembrava una sentenza definitiva. Invece la parola fine è ancora lontana.