Il Piemonte fa più ricchi i consiglieri

Ritocco automatico di 358 euro mensili La Bresso fa la morale: «Tagliamo gli stipendi»

da Milano
Un «regalino» di riflesso, che aspetta soltanto di essere recapitato ai destinatari. Ma che - in attesa dell’ufficialità - porta con sé un codazzo di polemiche e imbarazzi nella Regione Piemonte. La notizia - apparsa ieri su La Stampa - dell’imminente aumento di stipendio per i consiglieri regionali della Regione guidata dalla ds Mercedes Bresso, ha infatti provocato un gran polverone. Anche se ancor più discusse sono state le dichiarazioni rese in merito proprio dal governatore ulivista. In sostanza, il Piemonte è una delle molte regioni italiane in cui gli emolumenti dei consiglieri sono legati all’andamento dell’indennità parlamentare, a sua volta legata allo stipendio dei magistrati. Dunque, poiché la paga dei parlamentari ha subìto un ritocchino, la Regione Piemonte attende l’ufficialità dalle Camere per aumentare di 358 euro al mese lo stipendio dei 60 consiglieri.
Non sarà una decisione di Palazzo Lascaris, ma le reazioni stizzite sono piovute comunque sul presidente del Consiglio regionale Davide Gariglio (Margherita). Reazioni che hanno colto anche un po’ di sorpresa i politici piemontesi. Gariglio, che è ancora in ferie, si è detto consapevole del fatto che «per evitare l’aumento servirebbe una modifica della legge statutaria della Regione». Tuttavia, ha anche sottolineato come sia «inutile fare annunci che poi non si possono rispettare». Come a dire che il taglio degli stipendi non è obiettivo primario.
Quel che più infastidisce, tuttavia, sono le dichiarazioni rese al quotidiano torinese da Mercedes Bresso, che si è detta «convinta che sia giunto il tempo di slegare le indennità regionali da quelle parlamentari». Un proposito espresso con chiarezza. Come d’altronde la rivendicazione di aver «tagliato le spese per quanto riguarda la burocrazia». Parole che fanno però a pugni con la realtà, secondo il consigliere di Alleanza nazionale Agostino Ghiglia, già deputato: «Il governatore Bresso a volte sparla senza riflettere. Per esempio, si è dimenticata di sottolineare che, mentre un consigliere prende l’85% dell’indennità parlamentare e un capogruppo il 95%, lei prende il 120%». Dunque, si predica bene e si razzola male: «Sì, ma non soltanto per quanto riguarda lo stipendio, che indigna sempre solo perché è l’aspetto più demagogico. Si razzola male perché con Enzo Ghigo (l’attuale senatore di Forza Italia alla guida della Regione Piemonte fino al 2005; ndr) gli assessori erano 12 e tutti interni. Con la Bresso sono passati a 14, per di più tutti esterni e con uno stipendio di 12mila euro al mese. Solo per la passione per gli assessori esterni, le spese della Regione sono aumentate del 30%. Altro che l’aumentino di 358 euro...».
Insomma, l’intervento moralista della Bresso è suonato un po’ stonato alle orecchie di chi da anni chiede tagli seri alle spese e si deve confrontare con una spesa di 10 milioni di euro annui in consulenze: «Un tavolo di discussione va fatto - continua Ghiglia -, ma tagliando tutto. Che tutti tirino la cinghia. Da anni chiedo la riduzione del 10% delle indennità, ma a questo vanno sommati anche i controlli sui rimborsi». Già, perché se i dati forniti dai Consigli regionali (e consultabili sul sito www.regioni.it) incoronano gli stipendi base dei consiglieri calabresi come i più ingenti, spetta al Piemonte la palma di rimborsi (ipoteticamente) più cospicui. Fino a 10mila euro. Un caso limite, ovviamente, ma che comunque denota una certa generosità quando si tratta di contributi chilometrici e affini.
Resta però un aumento che - in fondo - in Regione non si ha poi tutta questa fretta di cancellare, anche perché «funziona così da quando sono state create le Regioni, nel 1970». E se per caso nel 2008 la paga dei magistrati - come sembra - crescerà ancora, si dà il caso che ai consiglieri arriverà un altro «bonus».