In Piemonte il ribaltone anti Cota è già scritto

Il Pd vuol riprendersi in tribunale la Regione che ha perso alle urne.
Il Tar dà una mano: i criteri di riconteggio delle schede aiutano la
Bresso. Pdl e Lega: "Per votare lei bastava una croce, per votare noi ne
servono due". Nonostante una sentenza che sconfessa i giudici

«Possiamo chiamarla presidente?» domandava ieri un divertito Claudio Sabelli Fioretti durante Un giorno da pecora. Risposta di una gongolante Mercedes Bresso: «Eh, così a naso...». Non che serva grande fiuto. Perché il riconteggio dei voti delle Regionali in Piemonte ancora non è finito, manca la Provincia di Torino e infatti ieri il Tar ha rinviato di 25 giorni la scadenza. Intanto però nessuno ha dubbi: a meno che il Consiglio di Stato non fermi l’infernale ingranaggio, l’ex governatrice Pd vincerà la partita contro Roberto Cota. Aveva vinto lui, alle urne, con 9372 voti in più. Fra 25 giorni avrà perso, nell’aula di un tribunale, con 15mila voti in meno, o giù di lì.

Ci sono delle certezze, perché, dicono tutti, dal centrodestra ai funzionari della Regione passando persino a una parte del Pd, questa è la storia di un ribaltone già scritto, perché no, la Lega che s’è presa il Piemonte, portandolo a casa del centrodestra, signore e signori non è cosa. La Bresso che, non prima del voto, ma solo dopo aver perso, fa ricorso contro due liste, Consumatori e Al centro con Scanderebech collegate all’avversario leghista. Il Tar che giudica illegittimo ciò che pure i giudici elettorali avevano ammesso, e decide il riconteggio dei voti. Il riconteggio che prende il via, ma con criteri che, denuncia l’avvocato Luca Procacci, legale del governatore in quanto legale della Regione, favoriscono la Bresso. «Per votare la Bresso basta una croce. Per Cota, che evidentemente non doveva vincere, ce ne vogliono due», riassumevano ieri i capigruppo di Pdl e Lega, Luca Pedrale e Mario Carossa. «Vogliono annullare voti validi» tuonava il giorno prima Umberto Bossi. Perché nel ricontare i circa 15mila voti delle liste contestate, i giudici amministrativi hanno deciso di considerare valide soltanto le schede con la doppia croce, una alla lista e una al presidente. Risultato: annullate l’80 per cento delle schede. «Eppure è evidente che, votando una lista collegata al presidente, l’elettore voleva votare anche il presidente» lamenta da mesi il centrodestra. Dice Procacci: «Solo un elettore su quattro ha fatto la doppia croce, per paura di annullare la scheda». Tant’è.
La speranza, spiega il legale, è che il Consiglio di Stato giudichi illegittimo il riconteggio. L’udienza è fissata al 19 ottobre, martedì. Procacci è fiducioso: «Perché vede, c’è già un pronunciamento precedente su una questione identica relativa a un sindaco, io non credo che i giudici potranno fa finta di niente». In effetti la sentenza del consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana del 21 luglio 2008 parla chiaro. Cita il principio «del favor voti per cui deve essere dato ogni possibile rilievo alla volontà espressa dall’elettore», e stabilisce che «l’eventuale invalidità del voto di lista (per erronea ammissione di essa) non può inficiare la validità dell’altro voto espresso dall’elettore per la scelta del candidato». E questo sia che il voto sia stato espresso con «doppio segno grafico», sia «con un unico segno sul simbolo di una lista che estende normativamente il voto anche al candidato Sindaco con essa collegato». Del resto esiste la possibilità del voto disgiunto. Quindi: «A prescindere dal numero di voti di lista invalidi perché espressi in favore di liste illegittimamente ammesse, il numero di voti ottenuti dai candidati a sindaco resta invariato».

Ieri lo staff di Cota ha scelto un’immagine macabra per rendere il clima: «È come se avessimo trovato un cadavere e ci avessero risposto: spiacenti, ma ne stiamo cercando uno diverso». Perché, conferma Procacci: «A Torino molti scatoloni non avevano il nastro originale, a Biella è scomparsa la sezione di Vigliano Biellese e lo stesso si è verificato ad Alessandria, il che magari non significa nulla, ma un po’ inquietante lo è». Questo per dirla in modo diplomatico, perché per dirla con Pedrale e Carossa: «L’unica cosa che questo inutile riconteggio dimostra è che Cota ha vinto le elezioni con uno scarto ancora maggiore, perché si sono scoperti moltissimi voti che non gli sono stati attribuiti».

Se il riconteggio sarà favorevole alla Bresso, il Tar a metà novermbre potrebbe decidere sia di proclamarla vincitrice, sia nuove elezioni. A questo punto il governatore leghista impugnerebbe la decisione del Tar, scatenando il controricorso del controricorso della Bresso. Diceva Bossi: «Se vogliono far perdere Cota si mette male la democrazia».