Il Piemonte rosso tassa i cittadini per aiutare i trans

Giancarlo Lehner

Non è vero che chiunque vinca non cambierà niente.
L’esempio paradigmatico proviene dal Piemonte, regione passata nelle mani del sinistra-centro.
Ebbene, il 25 maggio 2005, un mese dopo le elezioni, una delle prime iniziative della Regione divenuta rossa è stata quella di far pagare ai contribuenti la transgressività.
Grazie a Mercedes Bresso, chiunque voglia cambiar sesso, può farlo in Piemonte, con assistenza di ottimo livello, grandi luminari della medicina, tecnologie avanzatissime, tanto il conto lo paga Pantalone.
Presso l’ospedale delle Molinette, in collaborazione con l’Università di Torino, è stato, infatti, creato il Centro interdipartimentale disturbi identità di genere, CidiGeM, che, nonostante le troppe parole, significa semplicemente: cambiamento del sesso per chi ha problemi mentali.
La questione - va rimarcato - non attiene ovviamente alle opzioni sessuali, più o meno sane o patologiche, che ogni cittadino è libero di prescegliere, riguardando, invece, la liceità della tassazione, ora aggravata, in Piemonte, anche dalla pubblica assistenza, all’agognato cambiamento di sesso.
Il sinistra-centro non ha badato ai costi: il progetto sanitario, ad uso e consumo dei soli transessuali, vede la collaborazione dell’istituto di Urologia 2, diretta dal professor Dario Fontana; dell’istituto di Endocrinologia e malattie metaboliche, diretto dal professor Ezio Ghigo; dell’istituto di psichiatria 1, direttore professor Filippo Bogetto.
Da notare di passaggio che i costi della Regione aumenteranno in maniera esponenziale, per l'implicito effetto domino: dovranno essere costruiti nuovi ambulatori, bagni, corsie.
Al momento, sono stati eseguiti soltanto interventi chirurgici da maschio a femmina, ma le aspiranti al percorso contrario, appresa la buona nuova del servizio gratuito, sono già numerose.
Per anni, i magistrati di prima pagina ci hanno epicamente ricordato il loro stoico impegno nel controllo di legalità.
Ebbene, se c'è un giudice a Torino, che dirimi almeno la seguente dicotomia: se è vero che esiste - anche se a lungo disattesa - la legge del 1982, che autorizza i passaggi di sesso a spese del contribuente, è altrettanto vero che vige una norma opposta, che vieta interventi in assenza di malformazioni o patologie.
Come la mettiamo?