Il Piemonte si ribella al ministro Storace: «Continuiamo a usare la pillola abortiva»

Il governatore Bresso: «Faremo ricorso al Tar per interferenza illecita». Il responsabile della Salute: «Intollerabile questa mancanza di collaborazione»

Francesca Angeli

da Roma

L’ordinanza del ministro della Salute, Francesco Storace? Carta straccia per il presidente della Regione, Mercedes Bresso, che non vede la ragione di bloccare la sperimentazione della RU486. «Le leggi valgono anche e soprattutto per i presidenti di Regione» le ricorda il ministro. Storace giudica «intollerabile» la sfida della Bresso che intende andare avanti con la sperimentazione nonostante lo stop imposto dal governo. La pillola abortiva irrompe su una scena politica già incandescente e innesca un durissimo braccio di ferro tra il governatore di centrosinistra del Piemonte e il titolare del dicastero della Salute. Storace, dopo aver letto la relazione degli ispettori dell’Aifa (Agenzia del farmaco) sulla sperimentazione della pillola abortiva in corso all’ospedale Sant’Anna di Torino, che metteva in evidenza irregolarità nelle procedure ed il mancato rispetto del protocollo previsto dal Consiglio superiore di Sanità, ha emesso un’ordinanza di sospensione della sperimentazione. «Una decisione presa a tutela della salute della donna - aveva detto - che non ha nulla a che fare con l’etica. Io applico la 194. Tutti i trattamenti che riguardano l’interruzione di gravidanza vanno eseguiti in ambito ospedaliero. L’aborto, sia chirurgico sia farmacologico, deve svolgersi dentro le mura di un ospedale».
Ma la Bresso, che già ieri si era scagliata contro la decisione di Storace, giudicandola esclusivamente politica, rilancia. «La sperimentazione per ora andrà avanti: le obiezioni degli ispettori non ci sembrano fondate», dice la Bresso, che poi specifica di non aver ancora visto l’ordinanza. «Quando la riceveremo esporremo le nostre ragioni e valuteremo se ci sono i termini per contestarla», prosegue. L’assessore alla Sanità, Mario Valpreda, specifica che la Regione ha intenzione di appellarsi al Tribunale amministrativo. «Ricorreremo al Tar contro la decisione di Storace - spiega Valpreda - Sono due i punti che contesteremo. Prima di tutto l’interferenza illecita in problema di competenza regionale, poi nel merito perché non sussiste alcun pericolo per le pazienti».
Ed è proprio questo il punto che ha mandato su tutte le furie la Bresso. Di fronte alle rimostranze del governatore già ieri Storace aveva ribadito che l’unica preoccupazione del governo riguardava la salute delle donne che non era garantita da una sperimentazione non rispettosa dei protocolli. Preoccupazione che secondo Storace il presidente del Piemonte non sembrava nutrire.
«Sono stupefatta per il modo usato dal ministro, che ha ragioni solo politiche - attacca il governatore -. Noi non siamo suoi sottoposti. Sulla tutela della salute delle donne, mi permetta, sono molto più attenta di quanto possa esserlo un uomo. A mio avviso è tutto regolare e non c’è alcun motivo per cui il ministro faccia l’atto di imperio che ha fatto».
Storace incassa il colpo e controbatte: se c’è qualcuno che strumentalizza questa vicenda in senso politico non sono io ma semmai è la sinistra. «Credo che sulla questione della pillola abortiva si stiano dicendo numerose sciocchezze e questo fa parte del gioco propagandistico di certa sinistra. Un intervento che si propone di tutelare la salute delle donne viene contrastato attribuendomi altre intenzioni - dice - Quello che è intollerabile è che il presidente di una Regione anziché porsi con spirito collaborativo per superare i nodi che mi hanno costretto ad interrompere la sperimentazione della RU486, arrivi a dire che la sperimentazione andrà avanti».
Dalla parte di Storace si schiera tutto il centrodestra. Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di An per le Politiche della famiglia, e il senatore Michele Bonatesta, della direzione nazionale, giudicano «gravissima» la presa di posizione della Bresso. «L’ordinanza di un ministro non può essere disattesa», dicono. Piena solidarietà al ministro anche dal capogruppo di An alla Camera, Ignazio La Russa. «La RU486 è una mammana tecnologica - dice - È corretto sperimentarla soltanto in ospedale». Parole che non piacciono a Marco Rizzo europarlamentare del Pdci che accusa La Russa di «oscurantismo misantropo». Anche il capogruppo del nuovo Psi a Montecitorio, Chiara Moroni, si dice preoccupata dalla decisione di Storace perché «figlia di un’impostazione ideologia ed illiberale», ricordando che la pillola viene usata da decenni in molti Paesi europei.