Dal Piemonte alla Sicilia la grande fuga dall’Udc

Consumato il divorzio, parlamentari e colonnelli si preparano a mollare il partito. Il primo addio dall'europarlamentare Bonsignore

In verità, era tutto già scritto. Al punto che giovedì mattina, sorseggiando un caffè al bar del Salone Margherita, pochi passi dalla sede dell’Udc, due segretarie degli uffici di via Due Macelli si lasciavano andare a previsioni piuttosto apocalittiche: «Se la direzione di oggi decide di rompere con Berlusconi, un minuto dopo inizia il fuggi fuggi...». Ci sono volute 48 ore, ma alla fine il divorzio s’è consumato. E la fuga è iniziata davvero, dalle Alpi alla Sicilia.
Già da giorni, infatti, in molti avevano capito che quella tra Berlusconi e Casini non era solita querelle destinata a risolversi con una pacca sulla spalla. Così, sono iniziate le prime ambasciate, magari sotto forma di telefonate di cortesia per salutare un vecchio amico che si è un po’ perso di vista. Protagonisti, ovviamente, i coordinatori regionali di Forza Italia e i maggiorenti dell’Udc sparsi per tutta Italia. A partire dal Piemonte, dove negli ultimi due giorni l’azzurro Crosetto ha avuto incontri su incontri. Così, il primo a mollare Casini a poche ore dall’ufficializzazione della rottura è Vito Bonsignore, eurodeputato e vicepresidente del Ppe. «Condivido - fa sapere - il progetto di Berlusconi e Fini». Partita, questa, nella quale gioca un ruolo decisivo pure Antonio Tajani, anche lui vicepresidente dei Popolari europei. Ma in Piemonte l’emorragia non si ferma qui: annunciano il passaggio nel Popolo della libertà anche il senatore Zanoletti, il consigliere regionale Guida e il capogruppo al comune di Torino Angeleri. E pure un altro consigliere regionale, Scanderebech, è dato in transito. Intanto, il già ex Giovanardi continua nella sua opera di proselitismo, non solo in Emilia-Romagna ma pure in Veneto. Mentre in Liguria pare scricchiolare l’intera Udc, viste le dure critiche che arrivano a Casini dal capogruppo in Regione Abbundo. Che definisce «sconcertanti le decisioni» dell’ex presidente della Camera. «Per ora», fa sapere, «non me ne vado» perché «spero in una ricomposizione». In verità, piuttosto improbabile. E pure in Lombardia, raccontano i ben informati, squilla più d’una volta il telefono della Gelmini, coordinatrice regionale di Forza Italia. Dall’altro capo del telefono, più di un colonnello centrista prende le distanze da Casini e si dice disponibile ad appoggiare il Pdl.
In Sicilia, invece, già venerdì avevano lasciato i deputati regionali Drago e Mancuso che ora annunciano «nuovi arrivi» a breve. E pure in Puglia per l’Udc la situazione è critica. Due giorni fa c’è stato un duro scambio d’accuse tra consiglieri regionali centristi e di Forza Italia, segno che la tensione è alta. Tanto che il coordinatore azzurro Fitto è stato contattato da diversi sindaci e dirigenti locali centristi. Ma nella regione Casini ha un problema di più, visto che una delle principali roccheforti centriste è in mano a quel Mele passato alle cronache per il festino a luci rosse e sul quale il segretario dell’Udc Cesa ha messo il veto («non sarà candidato»). Con il serio rischio di perdere buona parte dei quasi nove punti percentuali incassati a Brindisi nel 2006.
Adalberto Signore