In Piemonte tira un vento di centrodestra

Sondaggi positivi per la Cdl nei quattro capoluoghi al voto. Il coordinatore regionale di Forza Italia, Crosetto: «Merito degli scarsi risultati del governo»

da Milano

Son partiti pensando di tenersi la Provincia di Vercelli. A metà strada si sono convinti che si sarebbero potuti prendere anche Alessandria e pure Asti. Adesso che le elezioni si avvicinano, iniziano a pensare che a Cuneo si può tentare almeno un ballottaggio. Perché, dicono segretari e candidati dalle Langhe al Monferrato, in Piemonte tira aria di centrodestra: sarà che il vento nazionale invece spira contrario al centrosinistra, merito, annota Guido Crosetto il coordinatore regionale di Forza Italia, «degli scarsi risultati del governo Prodi», sarà che «anche Mercedes Bresso la presidente della Regione ci ha messo del suo con disastri inenarrabili». E sarà che le amministrazioni di centrosinistra «sono ferme», soprattutto quanto a sicurezza, filo conduttore della campagna elettorale.
Càpita così che i sondaggi dicano Casa delle Libertà. Sicuramente a Vercelli, lì pare non ci sia partita fra Renzo Masoero, An, e Francesco Carcò, Sdi. E di certo ad Alessandria, dove Piercarlo Fabbio di Forza Italia è dato al 53 per cento contro il 44 dell’uscente diessina Mara Scagni. Ad Asti poi se per l’azzurro Giorgio Galvagno fosse vittoria, sarebbe doppia: contro il sindaco uscente della Margherita Vittorio Voglino, e contro l’Udc, che corre in solitaria con Davide Arri. E se il segretario regionale leghista Roberto Cota segnala che «anche a Domodossola sarà successo», la Cdl è fiduciosa a Serravalle Scrivia, dove l’Unione è divisa, e spera nel ballottaggio persino nel feudo rosso di Moncalieri, nonostante qui la Lega corra da sola. A Cuneo Carlo Alberto Parola della Cdl sfida l’uscente Alberto Valmaggia. Ma qui i cattolici si ostinano a votare Margherita, sospira Crosetto, Valmaggia mantiene un buon appeal, e c’è l’incognita del consigliere provinciale Beppe Lauria, che se n’è andato da An sbattendo la porta e s’è candidato con sei liste civiche che non si sa quanto peseranno.
La sfida più sentita è nella rossa Alessandria. Si lamentavano, gli alessandrini, che «qui non succede mai niente». Adesso che un italiano è stato sgozzato a sangue freddo nei giardini della stazione, adesso che la vicenda del pullman sequestrato da due albanesi a Novara ha aumentato la percezione della scarsa sicurezza in tutta la regione, Fabbio il candidato sindaco la mette così: «Il problema della sinistra è il “benaltrismo”. Succedono fatti di criminalità e loro dicono: i problemi sono ben altri. Ecco, vorremmo sapere quali sono questi ben altri problemi». Lui promette il potenziamento della polizia municipale, maggiore coordinamento fra forze dell’ordine, contributi ai commercianti per l’installazione di sistemi di videosorveglianza. Simbolo della sua campagna elettorale il simbolo della città, il sagrato di Santa Maria di Castello che ne fu il primo nucleo. Lì il centrosinistra sta costruendo case popolari, da lì il centrodestra vuole «rifondare la città, abbattendo gli immobili e restituendo il sagrato ai cittadini».
Maglia nera per furti in appartamento, inerme di fronte alla fuga degli imprenditori, la tassa dei rifiuti più alta d’Italia, anche Asti promette di svoltare a destra. Non che la Cdl abbia fatto ogni sforzo per proporsi compatta, visto lo strappo dell’Udc. I centristi volevano candidare il giovane Arri, gli alleati hanno scelto Galvagno. «A quel punto l’Udc ha chiesto il vicesindaco, un assessore e tre incarichi in enti pubblici, - racconta il segretario di An Sergio Ebarnabo -. E quando abbiamo giudicato irricevibile la richiesta, l’ha “girata” all’Unione. Diciamo che la nostra vittoria sarebbe educativa per l’Udc». Aiuta che anche l’Unione abbia i suoi problemi: Udeur, Pri e i fuoriusciti della compagine di Voglino appoggeranno Giampiero Vigna, il Social forum presenta un suo candidato, Roberto Zanna, Rifondazione nemmeno ha presentato la lista: al termine ultimo aveva dimenticato i documenti di accompagnamento dei candidati, con buona pace di un 5,5 per cento di elettori rimasti orfani.