La piena record del Tevere: a Roma un’onda di 12 metri

Centinaia gli sfollati. Bertolaso: «Situazione d’allerta, ma niente allarmi»

Alessia Marani

da Roma

Tevere in piena: il fiume ha raggiunto ieri 12 metri d’altezza a Ponte di Ripetta, nel cuore di Roma. Erano vent’anni che non accadeva. Uno spettacolo tanto «maestoso» quanto preoccupante. L’ondata ha percorso il centro della Capitale intorno alle 18.30 tenendo col fiato sospeso romani e turisti affacciati dai parapetti lungo il fiume, sorvegliato speciale da vigili del fuoco, Protezione civile, volontari del Comune, polizia idraulica e fluviale e controllato a vista dall’alto da elicotteri provvisti dei dispositivi Saf (Save and rescue) per il soccorso e il recupero in acqua di eventuali dispersi. Piattaforme e scalinate di accesso alle banchine sommerse, un battello, il «Tiber» della società di navigazione Tourvisa, affondato; a galla di tutto trascinato a Sud, verso il Tirreno, dalla forza impetuosa della corrente. Una piena «piatta» o «smussata» come l’hanno subito definita gli esperti della Protezione civile e dell’Ardis (l’Agenzia regionale per la difesa del suolo), di forte intensità ma che scivola lenta verso il mare.
Scatenata dalle abbondanti precipitazioni dei giorni scorsi, dallo scioglimento della neve caduta più a monte la settimana passata, ma soprattutto dalla decisione di aprire la diga di Corbara (tra Orvieto e Todi), come spiega il commissario straordinario Ardis, Francesco Mele: «Abbiamo avuto un evento di piena che si è manifestato in prima battuta sul Paglia un affluente del Tevere - dice - che interessa Toscana, Umbria e Lazio. Un evento particolarmente intenso con una portata di piena di 900-1.000 metri cubi al secondo. Contemporaneamente si è verificata un’altra piena dalla porzione umbra del bacino del Tevere, all’altezza di Pontenuovo di Forgiano con una portata di 1.200 metri cubi al secondo. Per evitare che le due piene si sovrapponessero e per sfalsarle - continua - abbiamo operato in accordo con il gestore della diga che ha incassato l’acqua proveniente dal bacino umbro del Tevere, mentre veniva fatta defluire la portata d’acqua proveniente dal Paglia». Di fatto, il bacino di Corbara da quota 132 metri si è innalzato rapidamente a 137 metri sul livello del mare. «Grazie a questa misura - conclude Mele - la forza della piena è stata decisamente inferiore che se le due piene si fossero incanalate insieme».
Secondo l’esperto, a Roma non si potrà stare del tutto tranquilli ancora per due o tre giorni. Domani è prevista una seconda piena, ma il pericolo di esondazioni riguarda soprattutto la foce del Tevere. Anche se ieri il fiume è straripato già nella Sabina, provocando allagamenti e smottamenti. Danni per 40 milioni di euro anche nel Viterbese e sul litorale di Tarquinia, zone già duramente colpite da una precedente alluvione il 15 novembre. Intanto, ieri, per precauzione la Protezione Civile ha sgomberato 120 famiglie tra l’Idroscalo di Ostia e il Passo della Sentinella, altro villaggio di baracche e pescatori sulla sponda opposta, nel territorio di Fiumicino. «Sfollati» pure un centinaio fra extracomunitari e desperados che occupano le favelas lungo gli argini, soprattutto tra Marconi e Magliana. «È una situazione d’allerta, non d’emergenza - ha precisato Guido Bertolaso, numero uno della Protezione Civile accorso a monitorare quanto sta accadendo nel Lazio, una delle maggiori regioni del Centro Italia insieme con Umbria, Marche e Toscana ad essere stata colpita dall’eccezionale ondata di maltempo -. Temiamo comunque che gli idrometri possano segnare quota 14 metri, fatto storico per la Capitale. Che non si registra da cinquant’anni. Quello che bisogna evitare è che imbarcazioni non ben fissate agli ormeggi possano staccarsi e andare a fare da tappo sotto i ponti».
Oltre millecinquecento gli interventi dei vigili del fuoco da venerdì sera in tutto lo Stivale per allagamenti, frane e soccorsi. In Campania, a Caserta, è esondato il Volturno, a Sarno vige lo «stato d’attenzione». In Sardegna, in provincia di Nuoro, alcune persone sono state tratte in salvo con l’elicottero dopo essere state sorprese dalla tracimazione di alcuni corsi d’acqua.