"Piena sintonia con gli Stati Uniti sul nucleare in Iran e missioni all’estero"

Berlusconi: &quot;I rapporti con gli States mai così buoni. Pronti a contribuire alle trattative sul nucleare&quot;. Bush: &quot;Apprezzo l'Italia che mantiene i suoi impegni&quot;. Napolitano al presidente Usa: <strong><a href="/a.pic1?ID=268521">&quot;Caro presidente, in Italia c'è un clima nuovo&quot;</a></strong>

Roma - È passato solo un anno, eppure molto è cambiato nei rapporti tra Italia e Stati Uniti. Un punto su cui George W. Bush e Silvio Berlusconi, seppure lontano dalle telecamere e dalla prudenza di rito dell’ufficialità, concordano più d’una volta nel loro lungo faccia a faccia a Villa Madama. Lo scorso giugno, d’altra parte, il presidente americano fu accolto da un governo che Washington non ha mai considerato davvero amico e dalle manifestazioni di piazza organizzate da parte della maggioranza. E il cambio di passo rispetto a dodici mesi fa non sta solo nelle parole, ma soprattutto nella gestualità e nella familiarità di un incontro che più di un bilaterale tra capi di Stato sembra essere una serata tra vecchi amici.

Parola, questa, che riecheggia più volte durante la conferenza stampa che precede la cena. «Silvio is a big friend», dice Bush. E il Cavaliere rilancia: «George è un amico raro». Tanto da regalare al premier un Segway (il biruote elettrico usato dai golfisti) con due bandierine - una italiana, l’altra americana - per la sua villa in Sardegna. Dono ricambiato con due confezioni di cravatte Marinella e una statua di bronzo. Una confidenza che sta pure nei due baci sulla guancia che si scambiano quando si incontrano nel cortile di Villa Madama, oltre che nelle parole con cui Bush saluta Bonaiuti («great Paolo...») e nel siparietto che va in scena durante le photo opportunity. Quando durante la stretta di mano di rito, Berlusconi finge di provare dolore per la troppa forza di Bush. Poi sorride: «Touch here». Detto fatto, con il presidente americano che non si sottrae alla gag: «Silvio, you are very strong». Con replica per i fotografi che chiedono una seconda stretta di mano. «Vedete cosa succede quando si sta con una persona importante come Berlusconi...», dice ridendo Bush.

Un clima da cui non poteva che scaturire una «sintonia totale». Anche sulla delicata questione Iran, con Berlusconi che offre la «disponibilità dell’Italia ad aggiungersi agli altri Paesi europei oltre che a Usa, Russia e Cina» per portare avanti la trattativa sul nucleare con Teheran. «Per il 5+1 - spiega il premier - pensiamo di poter essere utili». Considerazione su cui Bush sembra essere sostanzialmente d’accordo, anche se pubblicamente preferisce glissare per non aprire fronti con i tedeschi. Il messaggio, ribadisce l’inquilino della Casa Bianca, deve essere quello di «sospendere l’arricchimento dell’uranio» altrimenti «tutte le opzioni sono sul tavolo»: dall’introduzione di «nuove sanzioni» fino «all’isolamento». «Piena sintonia» anche sugli scenari di crisi che vedono impegnati i militari italiani in Afghanistan, Kosovo e Libano. «Siamo intenzionati a mantenere le truppe nei fronti aperti», spiega il premier dando la sua disponibilità a «rimuovere i caveat» (i limiti di azione imposti ai nostri militari). Una decisione verso la quale Bush esprime «grande apprezzamento» perché l’Italia «sta rispettando gli impegni».

Tra Italia e Stati Uniti, dunque, rapporti ottimi. A tal punto, dice Berlusconi, che «in passato non hanno mai raggiunto questo livello di eccellenza». C’è spazio anche per dare uno sguardo al futuro, visto che la presidenza di Bush è ormai a fine mandato. «Non posso esprimere preferenze» tra McCain e Obama, dice il Cavaliere. Anche se, aggiunge con una battuta, la sua scelta cadrebbe sul candidato repubblicano «per una ragione egoistica». «Così - spiega - ai G8 non sarei il più vecchio, visto che McCain ha un mese più di me». Battute a parte, la questione è stata argomento del faccia a faccia, anche perché Berlusconi guarda con un certo interesse a Obama. «Chiunque vinca - concordano i due - i rapporti tra Stati Uniti e Europa resteranno saldissimi».

Poi, prima di concedersi ai giornalisti per la conferenza stampa, un breve scambio di battute anche sull’Università del pensiero liberale. Con Bush che assicura la sua presenza come visiting professor e ricambia l’invito al premier per un’iniziativa simile che sta portando avanti in Texas. Si passa finalmente alla cena. E al dopo cena con Mariano Apicella ad alternare canzoni napoletane (tra cui quelle scritte a quattro mani con Berlusconi) e qualche classico americano. Bush prova a intonare alcune strofe di 'O sole mio, poi un duo di vocalist interpreta New York New York. Berlusconi ricorda il giorno della rielezione del presidente americano: «Ero da Putin, quando abbiamo saputo della tua vittoria abbiamo brindato insieme». Arrivano i saluti. «Vieni Valentino», dice Bush abbracciando il consigliere di Berlusconi per la politica estera, Valentino Valentini. Infine l’invito. «A settembre sarai mio ospite a Kennebunkport», la casa della famiglia Bush nel Maine dove hanno messo piede in pochi. Solo Nicolas Sarkozy e Vladimir Putin.