Pieno di profitti per Deutsche Bank

Ackermann: Unicredit-Hvb? «Il confronto non è un problema, noi siamo globali». L’interesse per gli sportelli di Ca’ de Sass

nostro inviato a Francoforte

Il caso Mannesmann non ha fermato la corsa di Deutsche Bank. Il numero uno Josef Ackermann, uscito solo pochi giorni fa dalla vicenda con il pagamento di una semplice multa, ha annunciato ieri conti record per l’istituto con sede a Francoforte. Nel 2006 il risultato prima delle imposte ha toccato gli 8,1 miliardi, con un aumento del 33 per cento. Addirittura del 70% il miglioramento dell’utile netto, che ha raggiunto i 6 miliardi. Il dividendo, 4 euro, ha superato le attese degli analisti, che prevedevano al massimo una cedola di 3,8 euro. Nel corso dell’anno la redditività del capitale proprio prima delle imposte ha superato il ragguardevole livello del 30% e lo slancio della banca tedesca non sembra volersi arrestare: il miglior trimestre è stato l’ultimo e questo, ha detto Ackermann, sembra annunciare per il 2007 un altro anno più che positivo.
Gran parte degli utili viene dall’attività di investment banking con base a Londra, che ha contribuito al risultato operativo per ben 5,2 miliardi. E non è un caso che lo slogan scelto da Ackermann per chiarire l’identità dell’istituto sia «una investment bank leader a livello mondiale, con una forte attività nel settore della clientela privata». Si spiega così anche la risposta di Ackermann a chi gli ricordava la rivalità con Unicredit che con l’acquisizione di Hvb è diventato il secondo istituto tedesco superando la capitalizzazione di Deutsche Bank: «Di Profumo sono amico ma il confronto non è un problema. Le nostre strategie sono diverse: noi siamo un istituto globale, presente dagli Stati Uniti all’Australia, fedele alle tradizioni di una banca di partecipazioni e investimento».
Quanto alle attività in Italia Deustche Bank, con i suoi 243 sportelli, un tempo era senza discussioni il primo istituto straniero. Ora è stato di gran lunga superato da Abn, Bnp e Crédit Agricole. «Anche questo non è un problema», ha detto Ackermann. «Sappiamo bene che in mercati come quello italiano o spagnolo, a differenza che in quello tedesco, il rapporto costi/ricavi consente di guadagnare bene. Potremmo fare un’acquisizione anche da 30 miliardi. Potremmo permettercelo, ma tutto sommato non gioverebbe né ai clienti né agli azionisti. Meglio consolidare la crescita della redditività». Per il momento la penisola è diventata un centro di sviluppo nel settore del credito al consumo grazie a Prestitempo, con 79 punti vendita (13 quelli aperti nel corso del 2006).
Questo, nonostante le parole di Ackermann che non ha citato casi specifici, non esclude le ambizioni di crescita nel retail. Secondo indiscrezioni sarebbe ancora in corso un confronto tra i vertici italiani e quelli di Francoforte su una possibile offerta per gli sportelli in via di dismissione dal gruppo Intesa Sanpaolo.
Ufficialmente comunque la parola d’ordine di Ackermann per quanto riguarda lo sviluppo internazionale è chiara: «Puntare sulla crescita organica. Sì ad acquisizioni, ma solo se mirate». All’attuazione dell’orientamento strategico contribuirà anche l’ultimo arrivato nel consiglio di gestione della banca, attualmente composto da cinque persone: è il direttore finanziario Antonio Di Iorio, cittadino americano, genitori di Isernia, e inconfondibile accento molisano.