Pieraccioni diventa romantico fra spettri e gay

Da venerdì nelle sale <em>Io & Marilyn</em>, il nuovo film del comico
toscano: &quot;Nella gara fra le commedie di fine d’anno decide sempre il
pubblico&quot;

Roma - C’è l’Italia in miniatura, altro che Beverly Hills, in Io & Marilyn (da venerdì nelle sale), film comico di Leonardo Pieraccioni, pronto per la disfida dei panettoni al cinema. Ogni tendenza nazionale, infatti, viene illustrata con garbo sorridente da un Leonardo più pensoso e maturo, forse perché in coppia di sceneggiatura con Giovanni Veronesi, veterano dello schermo al quale si deve anche il soggetto di questo fantasy sotto l’albero. Così c’è la coppia dei pasticcieri gay (specialisti in cannoli), formata da Luca Laurenti e Massimo Ceccherini e uno parla in romanesco, l’altro in toscano puro; ecco la famiglia allargata e i suoi disastri, con il povero Pieraccioni, alias Gualtiero Marchesi (come il cuoco), un manutentore di piscine, che cerca di riprendersi l’ex moglie (Barbara Tabita) dalle grinfie dello «stallone di Posillipo» Biagio Izzo, qui domatore di tigri tutto Partenope. E poi, in puro stile sentimentale italiano, circola la nostalgia amorosa per chi non è accanto a noi e, invece, è desiderato quanto Marilyn Monroe, fantasma evocato in seduta spiritica e subito presente, perché «chiamato col cuore».

Più che il solito cinepanettone, insomma, un carosello intorno alle fantasie pieraccionesche più popolari, fino a sfiorare «il grande boh!», ovvero «il bignamino dell’aldilà», sfogliato da Marilyn, la sosia professionista Suzie Kennedy. «Volevo dire a Marilyn “ti voglio bene”, facendole un omaggio e calando nell’attualità una serie di tematiche. Mi sento più riflessivo, rispetto ai tempi de Il ciclone, ma di solito quel che piace a me abbraccia il popolo. Certe ansie, prima, non le avevo. Così, quando mi stringo al petto la mi’ figliola o riprendo la mia Firenze, mi struggo per davvero». Comunque, «il cinema è ganzissimo: un maresciallo alla festa gay, non te l’aspetti mica», scherza Pieraccioni, che ha chiamato l'amico cantautore Francesco Guccini a interpretare la parte dello psichiatra bonario, disposto a curare i visionari. Del resto, non è matto chi parla con un fantasma, che poi è la star più amata da tutti?

«Leonardo negli anni s’è strutturato, infilando gag meno meno casuali e sviluppando il lato tenero-romantico», osserva Veronesi, definendo «un film felice» l’ultima pieraccionata. Ormai abituato al ritmo di un film ogni due anni («Il mio colesterolo è migliorato: mangio meglio, quando non devo lavorare di corsa», dice il regista), Leonardo glissa, in tema di competizione diretta con il cinepanettone targato De Laurentiis. «Negli anni scorsi ho dovuto competere con film stranieri come King Kong... Ma ho un rispetto sovrano per il pubblico e il cinepanettone, in quanto scelta dichiarata, è cosa onesta». In un futuro neanche troppo lontano, il mercato Usa potrebbe essere interessato a un remake di Io & Marilyn, prodotto da Medusa e da Levante e distribuito in 650 copie, 50 delle quali in digitale. «Abituare il pubblico al 3D è cosa ottima, ma io non girerei mai in 3D una commedia, genere inadatto a tale tecnologia», spiega Pieraccioni.

E siccome in una scena di Io & Marilyn, ambientata nell’Italia in miniatura di Rimini, il comico passa davanti alla riproduzione del Duomo di Milano e in sala, ieri, c’era chi ridacchiava ripensando al gesto dell’attentatore di Berlusconi, abbiamo chiesto a Leonardo un commento in proposito. «Al doposcuola avevo suor Lucia che diceva sempre “No. Le mane no!”, perché in toscano il plurale di mano è mane. Un conto è tirare una torta in faccia, come hanno fatto con Bill Gates; un conto è scagliare una statuetta in faccia, col rischio di ammazzare il premier. Il gesto di quel matto è stato di una tale bassura, di una tale pericolosità... Io frequento ancora la Casa del Popolo, a Bagni a Ripoli, dove ci si accalora e si discute con foga, ma lì Berlusconi potrebbe entrare a prendere il caffè in santa pace. A prescindere da qualsiasi idea politica, per me vale l’avvertimento di suor Lucia: “le mane, no!“».