Ma Pierferdy adotta la politica dello yo-yo: «Ai democratici porte aperte, anzi no»

RomaC’è chi la chiama la politica dei due forni, per Veltroni fu coniata anche la parola nuova: ma-anchismo, ossia difendere una teoria «ma anche» quella contraria. Un po’ buonismo. Un po’ cerchiobottismo. Furbizia o confusione mentale? Contraddizioni del pensiero che richiedono quantomeno una spiegazione, ed è quella che andrebbe sollecitata a Pier Ferdinando Casini leggendo e rileggendo le sue esternazioni dell’ultimo anno. «Alleanza» con il Pd. «Mai» con questo Pd. Una «soluzione istituzionale». No, senza Berlusconi qualsiasi governo «sarebbe debole». Fini, Di Pietro, per tutti c’è una mano tesa e una ritirata. Accoglienza e rifiuto. La politica dello yo-yo.
L’ultima capriola casiniana è di questi giorni: «Se l’idea dell’opposizione è quella di creare un’alternativa partendo da piazza San Giovanni, allora siamo fritti. L’Udc non si allea con il Pd se queste sono le loro posizioni». L’innesco della giravolta è stato il corteo dei metalmeccanici della Fiom a Roma, dal quale sono partiti insulti al primo sindacato cattolico, la Cisl, e al suo segretario Bonanni. Non importa se Pier Luigi Bersani in piazza non c’era: «Mi sembra che il Pd stia cercando di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, posizione che non ha grande respiro», ha criticato Casini.
Ma anche il leader dell’Udc è un bravo funambolo, filo teso, cerchiobottismo raffinato: con il Pd «non ho aperto né chiuso alcuna porta», ha chiarito ieri. E non ha volato tanto alto dopo l’annuncio di un «fonte unico», uno «schieramento repubblicano» in chiave anti-Berlusconi in una lunga intervista a La Stampa del dicembre scorso: in quell’occasione convocò «le coscienze di tanti parlamentari del Pdl» ma strizzando l’occhiolino anche al Pd e in un certo senso all’Idv. Da lì sembrò nascere una possibile convergenza. In queste ora pare svanita. O no? Casini spiegava: «È chiaro che noi saremmo disponibili a una soluzione istituzionale». Il 19 agosto, ai microfoni di Sky, invece: «Mai detto di essere pronto a un governo tecnico». Qualsiasi esecutivo sarebbe «debole» senza Berlusconi e Lega. Quindi? «Noi abbiamo proposto un governo di responsabilità nazionale, che comprenda anche parti del Pdl e del Pd». E dunque un’«arca di Noè» (espressione di Nichi Vendola) con o senza Berlusconi? Con o senza il Pd? Ancora, ieri: il premier ha «il dovere di governare» perché «ha un’ampia maggioranza in parlamento. Nessuno sta lavorando al ribaltone: c’è qualcuno nella maggioranza che sua sponte vuole fare un autoribaltone». Pure sul governatore pugliese Casini ha un tormento da risolvere. Mai con lui, dice, però: «Io faccio una distinzione tra Vendola e Di Pietro». Di Pietro rappresenta «il populismo», Vendola è «una personalità politica molto distante da me che io rispetto e stimo». Chissà.