Pierfrancesco Favino: «È vero, faccio tutto ma temo l’ira degli dei»

da Roma

Abbronzato e teso come una corda di violino, Pierfrancesco Favino è l’attore più proteiforme del cinema italiano dell’ultimo decennio e, da qualche tempo, anche di quello internazionale. Con l’umiltà (non modestia) degli interpreti di talento, questo romano classe 1969 ha saputo costruirsi una carriera spendibile su più fronti, lavorando con giovani e veterani (Marco Bellocchio, Gabriele Muccino, Giuseppe Tornatore, Gianni Amelio...), per poi raggiungere il grande pubblico con fiction tv di sicuro impatto (da Padre Pio a Gino Bartali). Nella saga di Narnia che l’ha imposto agli spettatori Usa, Pierfrancesco si muove felpato, da eminenza grigia: «il Libanese» (dal soprannome che aveva nel fortunato Romanzo criminale) conosce l’arte del dire con gli occhi. E, soprattutto, quella di dividere la scena con un’altra star (Castellitto), dando a vedere di stare un passo indietro. Al fianco di Tom Hanks nell’erigendo Angeli e Demoni di Ron Howard, tuttora in lavorazione; diretto da Spike Lee in Miracolo a Sant’Anna (in autunno nelle sale), lui è L’uomo che ama nel film sentimentale di Mariasole Tognazzi (da ottobre al cinema), ma è anche il sindacalista Giuseppe Di Vittorio, nella fiction di Rai Uno. Ogni cambiamento, insomma, gli porta giovamento: ha pure convinto Adamson ad allungargli la parte nel «Narnia 2».
Caro Pierfrancesco Favino, il suo sarà un autunno caldo, pieno di «uscite» con lei al centro...
«Spero di non annoiare. Per fortuna, ero felice anche dopo L’ultimo bacio di Muccino, con una piccola parte. Speriamo non ci sia “sovraesposizione”».
Teme, forse, l’ira degli dei per la qualità e quantità dei suoi lavori?
«Un po’. Ma è bello girare film internazionali, avendo la fortuna, che ho avuto, d’incontrare anche belle persone. Come Spike Lee».
Qual è il suo ruolo nel film sui neri americani che combatterono in Italia nella seconda guerra mondiale e che andrà al festival di Toronto?
«Sarò un partigiano, nome in codice “La grande farfalla”. Mi renderò subito conto che i quattro soldati americani fanno la cosa giusta».
Sembra abbia una certa vocazione civile: come sarà il Di Vittorio, che unificò il sindacato italiano?
«Un personaggio fondamentale di un’epoca... Sua figlia è entusiasta della mia interpretazione».
Com’è lavorare con Tom Hanks, in Angeli e demoni?
«Un’esperienza davvero notevole. Ad agosto torno a Los Angels per finire le riprese: per contratto, bocca cucita».
Allora, racconti qualcosa del farmacista al centro di due vicende amorose ne L’uomo che ama...
«Straordinario sia una donna a indagare i recessi amorosi di un uomo. Le mie vicende di cuore, prima con Monica Bellucci e poi con Ksenia Rappoport, ci tengo a dirlo, non sono contemporanee: non è una storia di corna!».
Porterà sua figlia Greta a vedere Le cronache di Narnia 2?
«È ancora piccola, con i suoi due anni appena. E poi temo che, vedendomi sullo schermo, possa impressionarsi. Di sicuro, quando sarà cresciuta, la porterò al cinema con me».