Piergiorgio sarà cremato

La Procura di Roma ha aperto un fascicolo sul caso. Marco Cappato e Mario Riccio sono stati sentiti come persone informate sui fatti, ma per il momento non sono indagati e non vi sono ipotesi di reato a loro carico

Roma - “Piergiorgio sarà cremato”. La decisione è stata resa nota da Mina Welby (nella foto), moglie di Piergiorgio, durante la conferenza stampa nella sede del Partito radicale. Il funerale, laico, si terrà domenica, alle 10.30. Dalla procura della Repubblica di Roma si apprende che è stato aperto un fascicolo intitolato "atti relativi alla morte di Piero Welby", ma non vi è ancora alcuna notizia di reato.  Il pm De Marinis ha composto il collegio di consulenti medico legali per l'autopsia, avvenuta in queste ore. Il corpo di Welby sarà a disposizione della famiglia a partire da domani.

Molto amaro il ricordo della moglie di Piergiorgio: “Lui non accettava di stare più lì. Eravamo come un vitigno che si abbarbicava su un'altra pianta - ha raccontato parlando del suo rapporto con il marito -. Abbiamo chiesto aiuto a Marco Cappato e insieme abbiamo deciso di scrivere al presidente Napolitano. Lì è scoppiato il casino. Da quel giorno sapevo che saremmo andati verso il momento della dipartita. Ma l'ultimo giorno lo abbiamo vissuto in tale pace? Abbiamo parlato di tante cose. Mio marito era una zattera con delle vele molto precarie. Ma andava avanti”.

Toccante il ricordo degli ultimi momenti di vita di Welby, raccontati dalla moglie: “Piergiorgio chiamava i suoi amici per salutarli. Era come il come il commiato di una famiglia perché doveva andarsene, chiudere gli occhi. Ci ha fatto pure ridere. A Pannella ha detto: 'Vecchio bestione, ti voglio bene. 'Mi hai fregatò, gli ha risposto lui. Poi sono rimasta sola con lui e con il medico . Quello che il medico ha fatto non lo voglio ripetere, lo ha raccontato lui. Adesso Piergiorgio è tranquillo.

Intanto si apprende che la Procura di Roma ha aperto un fascicolo sul caso. Marco Cappato e Mario Riccio sono stati sentiti come persone informate sui fatti, ma per il momento non sono indagati e non vi sono ipotesi di reato a loro carico. Lo ha chiarito l'avvocato Giuseppe Rosso Di Vita, legale dei gruppi Radicali. Maurizio Gasparri (An), ribadisce il proprio “no a leggi sull'eutanasia o sul cosiddetto suicidio assistito. Il codice deontologico dei medici stabilisce con chiarezza quando l'intervento sanitario debba cessare perché destinato a sfociare in un autentico accanimento terapeutico che non salva la vita del paziente, ma può causare soltanto sofferenze. È il medico che deve decidere, non il legislatore”.

Esprime la propria contrarietà all’eutanasia anche un esponente della maggioranza, il vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli (Margherita): “Ho un gran rispetto per una vicenda umana così dolorosa e tuttavia ho la convinzione che comunque nessuno ha o dovrebbe avere il diritto di togliere la vita a un'altra persona”.