Del Piero avverte Donadoni: «O punta o addio nazionale»

Alex: «Ho giocato fuori posto e mi prendo le responsabilità, ma ora basta. Se il ct non mi impiega nel mio ruolo sto a casa»

da Torino

Fine dell'equivoco. Almeno quello con la Nazionale. Ieri Alessandro Del Piero ha spiegato con la solita pacatezza, ai microfoni di Sky (l'intervista completa andrà in onda oggi, alle 18.30, all'interno della rubrica «Permette Signora»), che d'ora in avanti in azzurro gradirà giocare solo e soltanto nel ruolo di attaccante. Basta con le posizioni ibride, da centrocampista avanzato o da uomo di fascia: «Ho accettato di giocare in un ruolo diverso dal mio e me ne assumo tutte le responsabilità. Ma si è trattato dell’ultima volta. Ne ho parlato con Donadoni: è giusto che, nel caso in cui dovessi essere convocato, io venga utilizzato nel mio ruolo, quello in cui posso essere decisivo, dove ho segnato e ho fatto bene». Nessuna dichiarazione isterica, nessun ultimatum né tanto meno un ricatto: «Alla Nazionale tengo, mi piacerebbe finire questo ciclo e andare agli europei. Sto semplicemente constatando una situazione: da attaccante posso offrire determinate cose, da centrocampista no. In quel ruolo ci sono giocatori, come Di Natale, che svolgono un lavoro anche migliore del mio. Donadoni avrà la possibilità, se lo riterrà opportuno, di utilizzarmi da attaccante: altrimenti, no grazie».
Presa di posizione chiara. Come da un po’ di tempo capita sempre più sovente a Del Piero. Non è più tempo di stare a guardare e nemmeno di farsi imporre condizioni che non lo soddisfano al cento per cento: «Io sono un giocatore un po' particolare. Di me si discute sempre, ma comunque sono qui da quindici anni e non mi pare poco. Non voglio dire “ho già dimostrato quello che valgo”, ma va tenuto in considerazione il fatto che comunque ho sempre dato tutto me stesso e lo darò sempre: l'ho fatto anche l'anno scorso in serie B, in una situazione surreale sia per me che per la Juventus».
E qui tornano in ballo la Signora e il prolungamento del contratto oltre il giugno 2008: una formalità in teoria, ma in pratica una vicenda che si sta protraendo oltre i desiderata dell'attaccante e del suo staff, che non più tardi di un paio di settimane fa hanno sentito il bisogno di chiarire che «non si tratterà di un contratto di fine carriera». Volendo con ciò significare che non accetteranno un contratto a rendimento o, peggio ancora, un accordo che preveda la possibilità per la società di uscirne unilateralmente al termine della stagione 2008-09: «Sono stati fissati degli appuntamenti - ha confermato Del Piero -. Il clima non è burrascoso, sia chiaro. Sia da parte della società che da parte mia e di mio fratello c'è la disponibilità a capirsi e a venirsi incontro, pur magari partendo da basi diverse. Tutti noi speriamo che le cose si sistemino». Non potrà non essere così, dopo tutto: la Juve - che ieri ha tirato un mezzo sospiro di sollievo riguardo le situazioni di Camoranesi e Nocerino: il primo punta a tornare per Juve-Inter del 4 novembre, il secondo potrebbe essere già pronto per domenica - non può rinunciare a Del Piero per quello che rappresenta in campo e fuori, Del Piero non può rinunciare alla Juve per motivi analoghi. Resta da trovare una sintesi. Quella che in Nazionale, se Donadoni lo riterrà opportuno, sarà rappresentata dall'utilizzo del capitano bianconero nel ruolo di attaccante.