Del Piero, com’è difficile l’ammainabandiera

In fondo fare la bandiera è sempre stato scomodo, perché le bandiere vanno dove tira il vento e non sempre il vento tira nella direzione che vorrebbe la bandiera.
Alain Elkann, padre di John e Lapo, sulla questione Alex con noi ha chiuso, ha detto che gli spiace: «È uno dei pochi giocatori che legano il suo nome alla Juventus. Mi auguro che non sia del tutto vero e possa rimanere vicino alla società, lui ha sempre mostrato grande attaccamento e fedeltà». C’è da pensare che non sia in grande sintonia con Andrea Agnelli, oppure si è solo distratto?
Intanto pare che Del Piero faccia più notizia e oscuri il peggior bilancio della storia e quattro anni di gestione fallimentare, per stessa ammissione di Andrea Agnelli. Il che conferma la tesi della bandiera e quella di un giocatore di cui non si ricordano eccessi, tranne i dialoghi con l’uccellino. Anche scaricato, resta più utile di Milos Krasic. Sulla questione è perfino intervenuto Ze Maria di cui si erano perse le tracce, invece allena qui da noi. Il brasiliano non è neppure una bandiera e non ha mai rischiato di diventarlo dato che in un anno e mezzo riuscì a infilare le maglie di Vasco, Palmeiras e Cruzeiro nella indifferenza totale dei tifosi: «Le società ormai guardano solo ai bilanci - ha detto l’ex terzino -. Del Piero non è il primo e non sarà l’ultimo. Ma perché non lo hanno fatto dire ad Alex che avrebbe lasciato la Juve?». Perché Del Piero non era presente all’assemblea degli azionisti, tutto qui, a volte il calcio ha una sua logica ferrea. Però Ze Maria ha ricordato che perfino in Brasile un mito come Zico finì per querelare il Flamengo, il club più popolare e quello in cui era cresciuto. Ze Maria ha fatto un assist a Del Piero? Più che un prepensionamento sembra un allontanamento, tipo le faremo sapere. Andrea Agnelli sul futuro di Alex e il possibile inserimento nei quadri è stato chiaro: «Ne parleremo a tempo debito». Se è vero che Andrea Agnelli non gradì, ai tempi, che lui si propose per una firma in bianco sul contratto, allora deve stare in campana anche Javier Zanetti perché continua a ripeterlo. Saverio pur di restare all’Inter sarebbe pronto a tagliarsi qualcosa di importante ma prima o poi capiterà anche a lui, unica bandiera straniera in mezzo alle poche sopravvissute. Francesco Totti ci è appena passato, e non ne è ancora uscito. A Roma la gente puntava sulla sconfitta di Luis Enrique anche se lo spagnolo era coperto dagli americani e perfino da Franco Baldini che da Londra fece sapere che il Pupone era pigro. Totti la prese alla larga sfoggiando una delle sue magliette a tema. Adesso Baldini è arrivato e come prima cosa non si è incontrato con Totti. Il fatto è che quando la squadra funziona, il merito è della bandiera che tiene unito il gruppo. Quando accade il contrario, tutti danno la medesima risposta: finché ci sarà lui, qui non si va avanti. Il prossimo a rischio gravissimo è Daniele De Rossi, il capitan futuro che solo un anno fa diceva “Roma vita mia”, e adesso vuole 6 milioni netti a stagione per ereditare la bandiera di Totti. Dicono che se li chiede significa che c’è chi è disposto a darglieli, tipo Roberto Mancini o Moratti. Ma proprio in una delle ultime interviste che ha concesso, De Rossi ha risposto: «Io all’Inter? Non è vero niente, sono orgoglioso di essere alla Roma. Sono pronto a firmare fino al 2020, non mi vedo con un’altra maglia».
Siamo ai livelli di Roberto Baggio a Firenze, quando dai balconcini civettuoli della città vecchia volarono giù i vasi di geranei sperando che sotto ci fossero uno, o tutti e due, i fratelli Pontello. I tifosi poi sono strani, chi avrebbe mai detto che Vincenzo Montolivo era una bandiera? Chiappella, De Sisti, Antognoni, ma Montolivo proprio no, eppure gli sono arrivate minacce di morte. Se deve fare la fine di Paolo Maldini, 25 anni al Milan, fa bene a svignarsela. Il più forte terzino sinistro non mancino della storia, è ancora lì che si chiede se la società ha più paura del suo carisma o dei tifosi della Sud che lo insultarono nella serata dell’addio in quanto si era dissociato dalle loro malefatte. Ha davanti solo il mito Lev Jascin: 22 anni nella porta della Dinamo e altri 19 come amministratore del club, è un augurio. Comunque ecco un’anticipazione sul caso Del Piero: dirà che era tutto concordato, anzi doveva esserci anche lui ma stava palleggiando nell’anti hall dell’Auditorium del Lingotto, e non ha sentito il fischio.