Del Piero comincia a far rendere lo stipendio

L’Ascoli sorprende la Signora e all’inizio la mette in difficoltà. I bianconeri soffrono in difesa. Nedved nervoso, Ibrahimovic sonnecchiante

Alessandro Parini

da Torino

Doveva essere la domenica di Del Piero, alla fine di una settimana che il capitano bianconero aveva vissuto pericolosamente sulle copertine dei giornali, tirato in ballo da un parere di Lapo Elkann sulla sua ormai non più indispensabile utilità se rapportata all’ammontare dello stipendio. Risultato: due gol - il primo su rigore, il secondo su punizione -, un altro paio sfiorati, una prestazione diventata convincente con il passare dei minuti, i tifosi schierati (quasi) tutti dalla sua parte. E lui pronto a sorridere, a parole, su tutto: «Io sono sempre molto sereno». Naturalmente, la Juventus ha battuto l’Ascoli (2-1) e accolto con immensa soddisfazione il passo falso del Milan sul campo della Sampdoria. D’accordo che il peso specifico di liguri e marchigiani non è nemmeno lontanamente paragonabile, ma la classifica al momento sorride alla truppa di Capello.
Del Piero aveva ritrovato il posto in squadra in coppia con Trezeguet, in modo da non snaturare lo stile di gioco della Signora: Ibrahimovic si sedeva così in panchina, evento più unico che raro. Testimonianza di quanto Capello avesse già in testa la trasferta di Udine di mercoledì prossimo. Alla faccia dello sfavillio di Bruges, l’inizio dei padroni di casa non era granché e, anzi, era l’Ascoli a sfiorare il vantaggio prima con una girata di Bjielanovic e poi con un’azione personale di Quagliarella, che obbligava Abbiati a una deviazione di pugno. La Juve aspettava, quasi sorpresa dalla vitalità ospite e un po’ incerta nelle chiusure difensive, con Kovac che faceva fatica ad arginare Quagliarella e gli esterni che pativano Cariello e Fini. Viaggiava al trenta per cento, la truppa di Capello, e per passare in vantaggio aspettava la decisione dell’arbitro Tagliavento che indicava il dischetto per un fallo di mano di Cristiano su cross di Nedved: Del Piero poteva così festeggiare il suo esordio in campionato con una rete dagli undici metri, anche se la partita rimaneva bruttina e tutto sommato controllata dagli ascolani, in divisa giallonera stile Borussia Dortmund. Per svegliare la Signora, in versione «Bella addormentata», ci voleva il signor Alfredo Cariello, 26 anni da compiere tra meno di un mese, centrocampista all’esordio in serie A: partiva da destra, vinceva un contrasto e faceva secco Abbiati grazie anche a una leggera deviazione di Cannavaro. Uno a uno e Juve obbligata a fare sul serio, con Capello innervosito e Ibrahimovic spedito subito a fare riscaldamento. Nemmeno il tempo di farsi vedere da Del Piero, fino a quel momento candidato numero uno a finire sotto la doccia, che proprio il capitano cambiava le sorti della sua domenica e di quella della Juve: punizione dai venti metri, Coppola un po’ imbambolato e doppietta personale.
Da quel momento, partita più o meno in discesa per i campioni d’Italia: Del Piero avrebbe potuto rendere ancora più piena la propria festa a inizio ripresa, ma prima trovava Comotto, pronto a opporsi ad una conclusione di sinistro, e poi sfiorava la traversa con una deviazione di testa. Troppa grazia, considerato anche che Capello aveva avvicendato Trezeguet con Ibrahimovic. Alex si piazzava sulla sinistra e sfornava numeri a volontà: avversari cercati e ogni tanto saltati, cross precisi e maglietta fuori dai pantaloncini come vezzo di un campione che ieri non voleva proprio sentirsi uno uguale agli altri. L’Ascoli non aveva più la forza di farsi pericoloso e la Juve portava così a casa altri tre punti, nonostante un Ibrahimovic entrato in campo sonnecchiante, un Nedved nervoso e un Vieira meno lucido e concreto del solito.
In definitiva: non c’è stata una vendemmiata di gol, non si è assistito a una perla come quella che Platini seppe regalare proprio contro l’Ascoli nel 1983 (pallonetto di tacco per superare un difensore, palombella per battere il portiere), ma alla fine la Juve si è scoperta più sola in testa alla classifica. Impossibile storcere il naso.