Del Piero: «E adesso punto ai 200»

Il capocannoniere storico scherza sul record ma sceglie due gol su tutti:« A Tokyo e alla Fiorentina»

Alessandro Parini

da Torino

Spaesato. Così si è definito Alessandro Del Piero pochi minuti dopo avere segnato il gol numero 183 con la maglia della Juventus. Un gol diverso da tutti gli altri, perché gli permetteva di superare finalmente Boniperti in testa alla classifica marcatori di tutti i tempi della Juventus. In quello «spaesato» c’è tutto Del Piero: non sbruffone e non calcolatore. Semplicemente se stesso. Pacato, riflessivo: «Mi piace essere spontaneo, non programmare esultanze né stati d’animo. Ho provato enorme soddisfazione e orgoglio, ma so bene che certe cose si gustano maggiormente a distanza di qualche giorno. Avrei anche potuto chiedere il cambio per godermi la standing ovation, se lo avessi voluto: ma non sono il tipo». Decisamente no. Nessuna celebrazione eccessiva, nessuna maglietta celebrativa ostentata: «Quando sono arrivato a Torino, davvero non pensavo di poter raggiungere questo traguardo: ritenevo già una fortuna poter giocare nella Juve a 18-19 anni. I gol erano un mezzo per far vincere la squadra, non un fine da raggiungere a tutti i costi per soddisfazione personale. Poi, negli ultimi tempi, tutti hanno cominciato a parlare di questo record e, alla fine, ci tenevo parecchio anche io».
Dritto nella storia del calcio e della Signora, ammesso che già non ci fosse. «La grandezza di un giocatore non si misura solo con i gol, ma da quello che rappresenta per una società. Nella classifica cannonieri della Juventus ci sono giocatori che hanno segnato meno di me ma che hanno ugualmente caratterizzato un’epoca». Uno come Platini, per esempio, che nei suoi confronti non è stato sempre tenerissimo. «Se ogni volta che scendo in campo faccio tripletta, posso anche raggiungere quota 200 gol in fretta: me ne mancano solo quindici. Sto bene e sono abbastanza soddisfatto di quello che sta succedendo. Credo di essere a un buon punto della mia carriera: nel senso che guardo ancora avanti e spero di togliermi tante altre soddisfazioni. Credo che il giro sia ancora lungo per me». Sottintendendo alla Juve, ovvio. Nonostante i Cassano e i Vieri emigrati per giocare di più: «Scelte loro, io penso a quello che è meglio per me. La tripletta come messaggio a Lippi? In questi giorni il mister non si è sbilanciato sul conto di nessuno: giusto così, manca ancora tanto tempo». E 185 gol nella testa, alcuni più significativi di altri: «Quello nella finale della Coppa Intercontinentale, suggellava un percorso perfetto che ci aveva visto vincere campionato e Champions . Quello contro la Fiorentina a inizio carriera, nel 1994: gol spettacolare, importante, aveva concretizzato una rimonta dallo 0-2 e ci aveva dato una spinta verso lo scudetto». Due su tutti, allora. Alla faccia di chi sosteneva che non fosse una vera punta: «Ho rivendicato spesso di esserlo. Qualcuno non mi ha dato retta, ma adesso ne celebriamo 185». Dove sta l’errore?