Del Piero è un galactico Mutu illude la Fiorentina

Il capitano bianconero stende il Real Madrid al Santiago Bernabeu: straordinaria doppietta. Il romeno lancia i viola, <strong><a href="/a.pic1?ID=304005" target="_blank">ma il Bayern pareggia</a></strong> e complica il discorso qualificazione

Madrid - Il galactico è un italiano. Tutto lo stadio Bernabeu in piedi per applaudire Alex Del Piero. A Madrid ha vinto lo spirito sportivo, prima che la Juve o lo spirito di parte dei madrileni. Poi sono stati fischi per il Real, e anche per la Juve. Ma quell’attimo in cui Del Piero è uscito dal campo ringraziando, è stato il segnale che tutti volevano onorare l’uomo che ha regalato l’incanto del football. Due gol per ricordare questo 5 novembre, 46 anni dopo l’ultima vittoria bianconera al Bernabeu. La Signora è tornata Signora, dopo aver perso quattro volte a Madrid. Questo, forse, il segnale più concreto del nuovo corso. Allora segnò Omar Sivori, stavolta Alex Del Piero, il pallone sceglie sempre bene i suoi uomini da culto. Oggi la Juve è qualificata al prossimo turno di Champions.

Una notte che lascia il segno e Sua immensità Santiago Bernabeu si è inchinato alla preziosa arte di Alex dopo 17 minuti, quando la partita aveva mostrato solo alcune idee. Real senza Robben, infortunato nel riscaldamento. Al suo posto Royston Drenthe, emulo di Egdar Davids nel trecciolone che garrisce al vento, e in poco altro. In tribuna Maradona, arrivato con occhi a palla e cipiglio da condottiero, per vedere i suoi argentini. Invece gli è toccato ricordar subito la bontà calcistica di Del Piero che ha trovato l’attimo fuggente e non l’ha mollato: primo tiro in porta della Juve e gol con firma d’autore, la compartecipazione di Sergio Ramos (assist a Marchionni che poi ha innescato del Piero), la colpevolezza di Cannavaro e Casillas rimasti a guardare. Del resto il portierone da Pallone d’oro aveva pur detto di temere Del Piero «che sa segnare in ogni modo». Detto e fatto, questo è stato il colpo dello stregone, un pizzico di luce e palla a far ciao al palo. Poi quella punizione finale, in carta carbone con quella segnata alla Roma. E Casillas a guardare, peggio di Doni. Quando del Piero calcia ci dev’essere qualcosa che incanta i portieri. Ricamo che lascerà il buon ricordo, almeno calcistico, in uno stadio che non aveva ancora visto una rete del capitano. Ora il conto stagionale di Del Piero comincia a farsi consistente: 6 reti. E questa è stata la prima nata da un’azione. Il campionario è vasto e la Juve su questo campionario sta costruendo il suo gruzzolo di credibilità.
Ieri sera, mentre l’atmosfera dello stadio si appesantiva, la gente bianconera ha tenuto botta con spirito più sollevato. Per vero dire il Real non è stato gran cosa: centrocampo intraprendente ma poco incisivo, difesa non proprio corazzata e in attacco Van Gol Nistelrooy pronto ad acchiappare ogni pallone possibile. La Juve ha subito capito da dove sarebbe arrivato il pericolo ed ha montato guardia feroce sull’olandese, anche a rischio di commettere rigore (Chiellini dopo sei minuti della ripresa). Partita comunque molto equilibrata: Juve con Tiago importante nel gioco (per esempio tiene la squadra corta) anche se i compagni dovrebbero cercarlo di più. Gli altri si sono battuti in un lavoro umile e faticoso. Il Real si è affidato alla regia di Guti e al guizzare di Sneijder, ha riscoperto in Sergio Ramos un indomabile combina guai (si è mangiato un gol) ed ha riscoperto qualche briciola della pericolosità di Raul solo nel secondo tempo, quando Legrottaglie lo ha spinto in area, con azione che aveva tanto la faccia del rigore. Ma non doveva esser sera per altri grandi vecchi: almeno finchè qualcuno non scopra l’elisir di lunga vita di Del Piero.