Del Piero: «I deferimenti dopo la gara? Meglio»

Buffon concorda: «Questi temi non aiutano». Il capitano juventino difende gli scudetti vinti: «Sono come dei figli, li tengo tutti e sette»

nostro inviato ad Amburgo

L’ingorgo è garantito. Meglio oggi che ieri, però. All’ora che volge al desio, qui ad Amburgo, rimbalzeranno da Roma, i deferimenti del procuratore Palazzi. Il risultato della nazionale e l’eco dell’inizio del processo sportivo si mischieranno in una micidiale miscela. «Se avremo superato il turno, sarà tutto meno traumatico», confessa Gigi Riva, uno di quelli intervenuti per evitare la sovrapposizione. Lui e Abete, il capo delegazione, da Duisburg nella notte di martedì, fanno sapere in Federcalcio, a Roma, che non è il caso di rovinare la vigilia degli azzurri e neanche di invadere le agenzie prima della gara. Meglio aspettare il tardo pomeriggio, a partita e Borsa chiuse. Anche Gianni Petrucci, il presidente del Coni, di ritorno da Treviso, finale del basket, suggerisce di evitare l’anticipo, di fatto «stoppando» una discutibile trovata nata e allevata nell’ufficio del professor Rossi, lanciata dalla solita gola profonda, l’interista Nicoletti, schierato ai tempi del ricorso Fifa contro il Barcellona per Ronaldo.
Marcello Lippi fa finta di niente. Gli riesce quasi alla perfezione la dissimulazione. «Non sapevamo niente. A che ora arrivano? Noi pensiamo alla Repubblica Ceca, i giocatori anche» garantisce il ct, ma è una verità parziale. Perché nelle viscere dell’Italia che oggi si gioca la faccia e anche l’accesso agli ottavi, qualche stranguglione è garantito.
Come riferiscono le cronache dalla zona mista, il regno del dopo allenamento dove gli azzurri passano e lasciano su taccuini e microfoni frasi a metà e di gran fretta ritornano in albergo, per la cena. «E per aspettare la notte», come spiega ancora Gigi Riva, uno di quelli destinati a fumare molte sigarette per ingannare il sonno che non arriva. Ma una cosa è certa: tutta la Nazionale gradisce l’ingorgo, mal avrebbe sopportato l’anticipo suggerito da qualche genio della comunicazione. Alessandro Del Piero, per esempio, è già pronto a difendere il suo tesoro di scudetti vinti. «Sono come dei figli, li tengo tutti, sono felice di averne vinti sette» manda a dire come per mettere lo stop alle discussioni che seguiranno da oggi alle prossime settimane. «Meglio comunque che non arrivino prima della partita» ammette. Al pari di Buffon che confessa: «Di certo questi argomenti non aiutano». E non potrebbe essere diversamente. Ma c’è anche chi si defila, subito. Sibila Iaquinta e fila via. Magari nella speranza di ritagliarsi un altro spezzone di partita.