Del Piero: «Mai più in tribuna»

Alex non ha gradito la scelta di Donadoni in Georgia: «Ma ci sarà tempo per parlarne col ct»

da Torino

Ci ha messo un po', ma alla fine Alessandro Del Piero ha detto la sua. In maniera soft, come al solito. Senza fare polemiche, ma nemmeno facendo passare sotto silenzio quello che in tanti hanno interpretato come un vero e proprio scivolone da parte del ct Roberto Donadoni: la tribuna cui è stato confinato il capitano della Juventus in Georgia non è andata giù a tanti e nemmeno a lui. Era logico che fosse così, ma non l'aveva ancora detto. Ieri, ai microfoni di Sky, il numero dieci della Juventus ha messo alcuni puntini sulle i: «La voglia di giocare non mi è mai mancata e la tribuna mi ha dato fastidio: di questo però ci sarà tempo per parlare. Se mi sono arrabbiato? Beh, certo. E con Donadoni non ho ancora parlato: ci sarà modo». Un po' come quando alla Juve c'era un certo Fabio Capello, il quale non si faceva problemi a spedirlo in panchina preferendogli Ibrahimovic e Trezeguet: Del Piero non ha mai alzato la voce continuando ad allenarsi e a lavorare, ma il suo malumore era tangibile.
Adesso, archiviata la parentesi con la Nazionale e magari aspettando una telefonata da parte del ct, è di nuovo tempo di pensare alla Juve, alla serie B e al gol numero 200 da segnare il prima possibile per non fare diventare un mezzo incubo la rincorsa a qualcosa di piacevole: «A Treviso avevo voglia di segnare, penso si sia anche visto - ha confermato -. Devo avere pazienza: c'è un campionato davanti, il gol arriverà. E non dite che la Juventus è la mia Nazionale: per me la Juve è sempre e soltanto la Juve. Che vuol dire tantissimo. Sono orgoglioso e molto felice di essere qui». Sempre che anche a Deschamps non venga in mente di spedirlo in panchina.