PIERO MAZZARELLA «Lascio il teatro dialettale»

Le dice tutte e le dice credendoci. Quindi, alla fine, mantiene la parola. È per questo che ascoltare Piero Mazzarella richiede attenzione: perché nel flusso di battute, ricordi, indignazioni e ammonimenti può affiorare anche qualche «scoop», chiamiamolo così. Ad esempio, quello che vorrebbe - parola sua, dello storico interprete del teatro milanese, vero erede di Edoardo Ferravilla - un ritiro dal genere dialettale. Giunto al Teatro San Babila per presentare il suo ultimo spettacolo Via la gatta, balla ì ratt, in cartellone da questa sera al 15 giugno, Piero Mazzarella lancia fiammate dagli occhi piccoli e inesorabili, come a voler rimarcare quanto ha da dire: «Basta con il teatro dialettale. Io lo dico eppure non tutti mi credono - spiega -. Sono stufo. Farò altre cose, quelle tante altre cose che ho sempre fatto nella mia lunga vita di attore. Starò fisso in un teatro, non ho più voglia di andare in giro. Dei milanesi farò solo i classici, il Porta ad esempio. Quel Porta che è il nostro Dante, ma non tutti sembrano averlo capito». Esattamente quel Porta che, qualche tempo fa, permise a Mazzarella di tenere in pugno un'orda di 700 ragazzi al liceo Parini. Per un ottantenne (il 18 settembre il grande attore farà cifra tonda), mica uno scherzo.
Via la gatta, balla ì ratt, commedia comica degli equivoci scritta e diretta dal fratello e specialista Rino Silveri è la storia di una «scappatella» sognata, programmata e forse, chissà, clamorosamente fallita. Il titolo - che affonda nella ruspante saggezza popolare dei Navigli - dice già tutto: quando la gatta (in questo caso la moglie) non c’è, i topi (leggi il marito) ballano. Ma se poi la gatta torna improvvisamente a casa, be’, allora sono guai. Mazzarella è Pancrazio, un abbiente ed elegante signore, tra i pasticcieri più in vista della città, il quale ha l'occasione di poter preparare una serata speciale insieme ad alcuni amici. Ovviamente dopo aver accompagnato la consorte alla partenza per un viaggio a Parigi. Colpi di scena e comicità sono la ricetta di una vicenda che ruota attorno alla vulcanica istrionicità di Mazzarella, anche se il cast prevede ben 16 persone, tra cui lo stesso regista e autore Rino Silveri.
«È un testo ottimista - spiega Mazzarella - qualcosa di sano per un pubblico che, quando è a casa, si deve digerire le immagini degli tsunami e dei bimbi morti nei tg trasmessi all'ora di pranzo». Forse, la tv è meglio spegnerla, e portarsi in teatro: «Sicuro - conclude Mazzarella - Qui ci sono io, che non so svitare una lampadina o usare un cellulare, ma che ho 231 commedie interpretate alle spalle, sono nato in palcoscenico e qui resterò finché posso». Lo spettacolo subirà una pausa lunedì 26: in scena, per una sola sera, Tre tizzuni attizza attizza scritto, diretto e interpretato da Gennaro D'Avanzo.
Via la gatta, balla ì ratt
Teatro San Babila
Da questa sera al 15 giugno
Ore 21
Per informazioni 02.79.54.69