Del Piero: "Rifarò la linguaccia all’Inter"

Il ritorno del capitano della Juve che vuole essere pronto alla ripresa: "Non avrò il posto fisso? Non è una novità, ma c’è spazio"

Chissà quante volte Alessandro Del Piero ha riavvolto il nastro della memoria tornando al 12 febbraio 2006. Fabio Capello allenatore della Juventus, Roberto Mancini sulla panchina dell’Inter. L’attacco dei bianconeri, in quella stagione, era quasi sempre formato da Zlatan Ibrahimovic e David Trezeguet. Perché anche i sassi sapevano che Pinturicchio e Capello proprio non si potevano vedere: reciproca sopportazione e poco altro. Quel giorno, il capitano della Juve cominciò la sua partita dalla panchina ed entrò in campo a una ventina di minuti dal termine al posto dello svedese. Uno a uno il punteggio: serviva una magia. Detto e fatto: punizione da quasi trenta metri dritta all’incrocio e via a spaccare il mondo dalla gioia. Con la lingua di fuori, per la prima volta: «Lo feci in maniera spontanea, non ispirandomi a nulla in particolare - ha ricordato ieri Del Piero a margine della presentazione delle iniziative Iveco, sponsor degli All Blacks di rugby -. La haka? Onestamente non mi sono ispirato alla danza rituale neozelandese, per quanto apprezzi lo sport della palla ovale».

Dopo la prima linguaccia, ne sono seguite altre che hanno accompagnato altri gol spettacolari: non quest’anno, però, visto che il capitano ha al suo attivo una manciata di minuti contro il Bologna e basta. «È ora che torni a giocare e a segnare: il più impaziente di tutti sono io. Non voglio andare troppo in là con il pensiero: vorrei giocare domenica e basta». Intesa come domenica calcistica, sia chiaro, visto che il campionato riprenderà solo il 22 e che qualcuno ha già ironizzato sul fatto che fra tre giorni Ferrara potrebbe davvero mandarlo in campo. «Accetto gli scherzi e le battute, nessun problema. E comunque sto bene, finalmente. È vero che c’è tanta attesa per vedermi di nuovo all’opera, ma il primo a essere curioso sono io. Non avrò il posto fisso? Nessun problema, non è una novità. Voglio solo potermela giocare, il resto verrà di conseguenza. Campionato, Champions e coppa Italia: siamo in lotta per tutto, ci sarà posto per tutti e io ho intenzione di mettere Ferrara in grande difficoltà».

Acciacchi permettendo e con tanti saluti alle trentacinque candeline appena spente. Con la testa concentrata solo sulla Juve: «Non dobbiamo domandarci se siamo al livello dell’Inter, non è ancora il momento. Il nostro è un cammino lungo, da affrontare passo dopo passo: si fa già un gran parlare dello scontro diretto del 5 dicembre, ma non può contare solo quello. Per quanto possa magari andare bene quel giorno, resterebbe ancora tanta strada da fare né possiamo permetterci di perdere altri punti prima. La chiave per vincere uno scudetto non sono i singoli exploit, ma la continuità di rendimento». Guarda caso, lo stesso concetto espresso ieri da John Elkann: «Siamo forti - ha detto l’azionista di maggioranza della Juventus - ma dobbiamo essere più costanti». Quasi un ordine, più che una speranza. «È nostro dovere lottare fino in fondo per il titolo e abbiamo tutta la voglia di farlo - ha proseguito Del Piero -. Siamo affamati, decisamente affamati». Sguardo dritto e petto in fuori: il capitano non vede l’ora di rimettersi l’elmetto e andare in battaglia. La Juve è lì che lo aspetta, magari anche per farsi aiutare a eliminare certi cali di tensione che le sono costati punti preziosi: «Prendiamo il buono di quanto fatto finora e guardiamo avanti». Non troppo lontano, però. Non è ancora il caso di pensare alla nazionale, ai Mondiali o a chissà che. Conta domenica 22, adesso: avversario l’Udinese. Poi il Bordeaux, il Cagliari e finalmente l’Inter. Metti mai che tre anni e mezzo dopo gli venga voglia di fare un’altra linguaccia...