Pierre Aumaître

Nacque nel 1837 nella piccola cittadina francese di Aizecq. La sua era una famiglia di modesti agricoltori. Pierre aveva intenzione di farsi prete ma il suo parroco lo sconsigliava. Infatti, il ragazzo era pochissimo portato allo studio. Quello, testardo, riuscì a farsi ammettere in seminario, prima a Richemont e poi ad Angoulême. Stava ancora studiando quando sentì fortissimo il desiderio di diventare missionario. Passò a Parigi, alle Missioni Estere, e venne ordinato sacerdote nel 1862. Fu destinato alla missione coreana. L’anno seguente, dopo una sosta in Manciuria, arrivò a Son-kol, dove c’era una piccola comunità di cristiani. A questo servizio era stato assegnato dal vicario apostolico Simon-François Berneux, il quale lo mandò in seguito a Nai-po. Trascorsero così tre anni notevolmente tranquilli, anche perché i battezzati coreani si erano affezionati a quel missionario dal buon carattere. Ma nel 1866 scoppiò una grande persecuzione contro i cristiani e il padre Aumaître stimò opportuno, prima di prendere qualche iniziativa, andare a consigliarsi col più esperto monsignor Antoine Daveluy, il vescovo da cui dipendeva, a Ken To-ri. Ma proprio in quei giorni la città fu oggetto di un rastrellamento, nel quale finirono arrestati parecchi cristiani locali e tutti i missionari stranieri. I francesi catturati erano tre: il Daveluy, l’Aumaître e il loro confratello Luc Huin. Furono portati nella capitale Seul e gettati in carcere. Qui vennero bestialmente torturati prima del processo. Naturalmente furono condannati a morte. L’esecuzione ebbe luogo in località Syon-Yang.