La pietà Rondanini cambia museo e va all'ospedale

La statua incompiuta di Michelangelo sarà sistemata nella sala viscontea dove si curavano le truppe spagnole

L'ospedale delle truppe spagnole sarà la nuova casa della Pietà Rondanini. Appuntamento per il 2 maggio, in concomitanza con l'apertura di Expo, per il nuovo museo dedicato al capolavoro incompiuto di Michelangelo Buonarroti. È nel Castello Sforzesco, in uno spazio fino a oggi inutilizzato: si varca l'ingresso, si attraversa la piazza delle Armi e ci si dirige verso sinistra, nel lato Cadorna.

Eccolo, l'antico ospedale fatto costruire dai Visconti a metà del Quattrocento e poi riedificato da Francesco Sforza: un'ala, un tempo dedicata alle biblioteche rionali e poi a un deposito, ora completamente restaurata (2 milioni e 100mila euro il costo dell'operazione, durata due anni e finanziata dalla Fondazione Cariplo). Qui la celeberrima Pietà troverà la sua nuova collocazione, secondo un progetto ideato dall'architetto Michele De Lucchi. Come vedremo la statua michelangiolesca, fino ad oggi inserita nel museo civico del Castello in un allestimento pensato a metà degli anni Cinquanta dal gruppo di architetti Bbpr? In un modo completamente diverso.

Si entra nel museo - biglietto unico sempre a 5 euro, comprensivo di tutti i musei del castello - e dopo una prima piccola stanza d'ingresso, un ampio salone accoglierà su un basamento la statua (780 chili per due metri d'altezza): vedremo per prima cosa il lato posteriore della statua, quello fino a oggi celato, quello dove è più evidente il 'non-finito' di Michelangelo. E' la schiena curva della Madonna, un tutt'uno con il Cristo, nel suo marmo candido: si potrà poi girare attorno alla statua, in una sorta di percorso emozionale. L'allestimento sarà semplice: pochi ed essenziali apparti multimediali, ci dice l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno perché l'attenzione del visitatore deve andare tutta sulla scultura, un'opera del Rinascimento dal fascino contemporaneo.

La sorpresa sta poi in questo spazio ritrovato: Claudio Salsi, direttore alla Soprintendenza del Castello, l'aveva suggerito a suo tempo all'allora assessore Boeri quando si pensava a una nuova sede per la statua di Michelangelo (con la proposta di Boeri di portarla a San Vittore e lo stuolo di polemiche che ne seguirono).

A entrare oggi in quest'ala che lo stesso Luca Beltrami - il grande «riorganizzatore» del Castello, ai primi del Novecento - non ha mai toccato, ci si ritrova un ambiente simile a quello originario: ampie finestre, decorazione sul soffitto, decorazioni murarie semiperdute. Il restauro, oltre al pavimento in liste di rovere, ha riportato alla luce la decorazione della volta, che risale al 1576: festoni, frutta, ghirlande, i medaglioni con gli apostoli e cartigli su cui compaiono le scritte del Credo Apostolico, pensate per portare sostegno ai militari ricoverati (e chissà quanti ve n'erano durante i terribili anni della peste di San Carlo).

Per una suggestiva coincidenza, la statua della Pietà sarà posta proprio sotto il versetto dedicato alla Resurrezione della carne: collocata in un apposito vano nel pavimento, avrà un basamento tutto nuovo e ipertecnologico, ideato da un'azienda giapponese, che la metterà al riparo da eventuali terremoti o scosse. Che ne sarà della luce umbratile che, nell'allestimento storico Bbpr, era uno dei valori aggiunti alla visione della scultura? «Stiamo lavorando anche su questo», promette Salsi. Il riferimento non è solo alle modernissime lampade a led della sala, ma anche a una buona gestione della luce naturale. Intanto la Sala degli Scarlioni, dopo cinquant'anni, ha detto addio alla Pietà, da oggi non più visitabile per il trasloco, previsto a metà aprile.