PIETRA TOMBALE SULL’ECONOMIA

A Palazzo Chigi, ieri, c’è stata la prima riunione di tutti i leader del centrosinistra per discutere della Finanziaria. È successo il solito casino. Addirittura Tommaso Padoa-Schioppa ha detto: «Se tutti presentano le proprie proposte avremo undici leggi finanziarie». Romano Prodi, uscendo, invece, si è detto soddisfatto, perché nell’incontro è stato ribadito il principio della collegialità. Roba da matti. Il Professore è contento perché il governo dovrà discutere e prendere una decisione condivisa da tutti. Ora, noi siamo ormai abituati ad essere presi in giro, ma qui si è andati oltre. Perché il presidente del Consiglio può decidere, legittimamente, di uscire da una riunione della maggioranza e stare zitto. Ma non può dirci una baggianata del genere.
Nel frattempo il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, da Cernobbio, mandava a dire che «in Italia vanno abbassate le tasse per le imprese, così come è stato fatto in altri Paesi». E ha ricordato che la Germania sta ottenendo ottimi risultati «dopo aver abbassato di 9 punti le tasse sulle aziende, rendendole così più competitive. Ha anche detto che gli industriali rinuncerebbero agli incentivi in cambio di una «apprezzabile riduzione del carico fiscale». Per noi del Giornale questa è musica. Con il rischio di una certa ripetitività ricordiamo che lo andiamo dicendo in tutte le salse; riteniamo, anche dimostrandolo in vari modi, che questo tipo di politica economica è l’unica possibile, giusta ed efficace. Ci fa molto piacere che il tema della riduzione del carico fiscale torni nell’agenda di Confindustria (almeno in quella proclamata nelle sedi pubbliche). Erano un paio d’anni che aspettavamo. Per carità, temi come l’innovazione e la competitività non sono da sottovalutare. Certo non li sottovalutano in Germania, negli Stati Uniti, in Spagna, in Gran Bretagna e nella Francia di Sarkozy. Ma prima ci sono le tasse, perché senza una riduzione di quelle tutto il resto non è sbagliato, è impossibile.
Ci fa sorridere l’impegno di Veltroni e di Rutelli a ridurre le tasse. Ci fa sorridere che illustri professori come Giavazzi e Alesina sostengano che solo la sinistra può essere liberista (lo ha spiegato in lungo e in largo Nicola Porro). Ma con chi pensano di ridurle le tasse questi signori? Con il centrosinistra? Se sì, sbagliano di grosso. Il centrosinistra le tasse non le può ridurre per due motivi che pongono la pietra tombale sulla questione: il primo è che non rientra nella loro idea di politica economica la riduzione delle tasse, prima c’è tutt’altro: aumentarle, aumentare la spesa sociale anche improduttiva, sbrodolare varie ricette confuse legate a progetti impossibili che di tanto in tanto vengono fuori. Ma c’è un secondo motivo: anche se qualche leader del centrosinistra lo volesse, non lo potrebbe fare. Non lo può fare Prodi, non lo potrebbe fare Rutelli, non lo potrebbe fare Veltroni. Perché ci vorrebbe quella collegialità della quale Prodi si ritiene contento pur non avendone neanche l’ombra.