Pietre contro il ministro di Hamas

Il governo di Hamas nei Territori palestinesi è sempre più in bilico. Drammaticamente a corto di denaro e per questo incapacitato ormai da sei mesi a pagare gli stipendi dei 160mila dipendenti pubblici, l’esecutivo guidato dagli estremisti islamici vincitori delle elezioni dello scorso marzo si trova a fronteggiare un’ondata di scioperi e contestazioni sempre più violenti. Ieri sera il ministro degli Esteri Mahmud Zahar, che è anche un esponente di primo piano dell’ala più dura di Hamas, è stato oggetto di un’aggressione quando si è recato nel campo profughi di Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza, per una visita privata: mentre stava lasciando il campo, la sua auto è stata raggiunta da diversi colpi di pietra, che hanno tra l’altro mandato in frantumi il lunotto posteriore. Il ministro è rimasto illeso.
Al tempo stesso sta per venire al pettine il nodo politico con il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen, che da tempo preme per spingere Hamas ad accettare il suo piano per il riconoscimento dello Stato d’Israele, condizione indispensabile per ottenere lo sblocco degli aiuti occidentali alla stremata Palestina. La prospettiva ventilata a metà agosto di un governo di unità nazionale tra Hamas e Fatah - una sorta di compromesso storico per evitare l’aggravarsi delle tensioni interne - sembra ormai tramontata: intenzione di Abu Mazen sarebbe invece ora quella di puntare ad un esecutivo di emergenza, al quale ovviamente il premier Ismail Haniyeh si oppone.\