Di Pietro accusa: legge ad personam Ma con il divorzio a Silvio non serve

Scritta la bozza di legge, partite le critiche. L’Idv si è scagliata subito contro la norma che garantisce maggiore flessibilità sulle eredità bollandola come «legge ad personam». Sui media sono apparse simulazioni con l’intenzione di dimostrare che, se anche Berlusconi (che pure sinora ha sempre diviso con perfetta eguaglianza le quote delle holding tra i figli) decidesse di attribuire l’intera quota disponibile con testamento (pari al 25% dei suoi beni) agli eredi di prime nozze, cioè Marina e Pier Silvio, rischierebbe di non assicurare loro la «maggioranza» perché vi sarebbe un 25% di pertinenza di Veronica Lario che pareggerebbe la sua quota, lasciando poi pendere il piatto della bilancia a favore dei figli di seconde nozze in quanto la quota residua, pari al 50%, vedrebbe prevalere i minori semplicemente perché tre contro due. Ora, a parte il dubbio gusto di questi calcoli che vanno a toccare l’intimo di una famiglia e di giovani che finora mai hanno mostrato inimicizie, rimane un’obiezione di fondo che è destinata a far cadere tutto il castello. Una volta conclusa la procedura di divorzio con la moglie, Berlusconi potrà disporre di un terzo del suo patrimonio (e non del 25%) e la quota spettante ai figli sarà pari a due terzi e divisa in parti uguali, consentendogli di decidere sull’attribuzione della maggioranza.