Di Pietro ai suoi: "Via dalle giunte di Napoli". Ma l'Idv dice no

L’ex pm: "Chi non vota è fuori dal partito". Ma due consiglieri avvertono: "Risolvi la questione morale o ce ne
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Roma - Antonio Di Pietro dichiara guerra al governatore della Campania Antonio Bassolino e al sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino ma tra le sue truppe è già ammutinamento. Nell’Italia dei valori campano regna il caos, con l’immancabile resa dei conti interna.

Al termine di una giornata convulsa era stato il segretario regionale e deputato Nello Formisano a dichiarare ufficialmente che il partito aveva deciso, sia a livello regionale sia nazionale, di «presentare una mozione di sfiducia sia al Comune che alla Regione». Tanto per essere chiari, poco dopo era intervenuto lo stesso leader: «Dopo aver fatto dimettere i nostri rappresentanti dalle giunte napoletane e dai posti di responsabilità, la battaglia dell’Idv passa ora attraverso la sfiducia alle giunte Bassolino e Iervolino». Della serie: non siamo mica delle tinche, e noi nelle acque fangose non nuotiamo. Troppo alto il prezzo da pagare in termini di immagine lo sguazzare con amministrazioni che più chiacchierate non si può. D’altronde per l’ex pm è vitale presentarsi non solo con le mani ma anche con braccia e gambe intonse. Il problema è che da tempo c’è chi all’interno del partito denuncia scarsa igiene. Il sistema Mautone, le ombre su alcuni pezzi grossi dell’Idv (Nello Formisano, Americo Porfidia, Nicola Marrazzo), i j’accuse di Franco Barbato e i suoi, hanno proiettato ombre inquietanti nella casa campana di Tonino. Ed è imbarazzante sventolare la bandiera della legalità schizzata di fango. Un bel problema, buttato sul tavolo dai cosiddetti «ribelli» campani, i consiglieri comunali di Napoli Raffaele Scala e Carlo Migliaccio. I quali, due giorni fa, avevano sbottato: «Così non possiamo andare avanti. Non c’è coerenza, altro che diversità morale. Tra di noi c’è gente chiacchierata ma nessuno di loro si dimette». Detto fatto: i due, come si fa nei campi di calcio quando non si va d’accordo con i compagni di squadra, s’erano tolti la maglia e avevano annunciato che si sarebbero sospesi dal partito.

Ieri Di Pietro ha preso di petto la questione: sfiducia immediata a Bassolino e Iervolino, sennò si è fuori. «La linea di demarcazione dell’appartenenza o no al partito passa attraverso questo atto», ha tuonato. Ma gli animi dei dissidenti non si sono affatto placati. La replica al veleno dei consiglieri Scala e Migliaccio non s’è fatta attendere: «Non accettiamo ultimatum - hanno confermato i due -. Noi chiediamo pulizia nel partito e l’obiettivo da Roma viene spostato sulla sfiducia alla giunta. Questo non possiamo accettarlo. Se il presidente continua su questa linea significa che ce ne andremo, in fondo ci siamo già autosospesi e quindi ci comporteremo con coerenza». Poi, Scala ha rincarato la dose: «Se si puliscono le liste per le amministrative io firmo anche dieci mozioni e vado a raccogliere le firme contro in piazza contro Bassolino, ma così no».