Pietro di Alessandria

Non sappiamo quando sia nato questo santo vescovo e dove. Quel che si conosce di lui ha inizio verso l’anno 300, quando succedette a s. Teonio come vescovo di Alessandria. Pietro per circa dodici anni governò la vasta diocesi che aveva giurisdizione su tutto l’Egitto, la Tebaide (la regione desertica dove stavano gli anacoreti) e la Libia romani. Il suo tempo coincise con la persecuzione di Diocleziano, che devastò le comunità cristiane in tutto l’impero. Poiché la persecuzione era capillare e molti erano i cristiani che, non reggendo alle torture o alla paura delle stesse, accettavano di sacrificare agli idoli, Pietro diramò delle istruzioni in proposito al clero africano. Parecchi tra quelli che avevano ceduto alle pressioni (i cosiddetti lapsi), quando le acque si furono calmate, cercarono di rientrare nella Chiesa ma questa si divise tra intransigenti e misericordiosi. Pietro fu tra questi ultimi e le sue istruzioni finirono col tempo per essere adottate da tutte le comunità cristiane. Ma a un certo punto anche Pietro dovette scappare. In sua assenza Melizio, vescovo di Antiochia, ne usurpò le funzioni accampando la scusa dell’assenza del titolare. Quando questi rientrò, Melizio non volle fare un passo indietro, accusandolo di eccessiva indulgenza nei confronti dei lapsi. Poiché Melizio non intendeva deflettere, a Pietro non rimase che scomunicarlo al suo ritorno. Ma nel 308 con Massimino Daia ricominciò la persecuzione e questa volta Pietro ci andò di mezzo. Nel 311 venne arrestato e, malgrado le proteste della folla alessandrina, giustiziato senza processo.