Di Pietro all’attacco di Mastella: "Riforma contro i magistrati"

La replica del Guardasigilli: "Non cambio idea, abbiamo raggiunto un compromesso di grande equilibrio"

Roma - Mollare no, non se ne parla nemmeno. Anzi, la sua dissociazione sulla riforma della giustizia Antonio Di Pietro in mattinata la mette addirittura nero su bianco, in una lettera spedita a Prodi e ai ministri Mastella e Chiti: «Il testo approvato in commissione al Senato altera sensibilmente la legittimità di quanto deliberato dal Consiglio dei ministri. Le modifiche introducono palesi violazioni ai canoni costituzionali di indipendenza della magistratura». Insomma, «quel provvedimento è un inciucio che noi non voteremo». Ma in serata i toni cambiano: «Sono soddisfatto, le nostre richieste sono state accolte».

Non cede neanche Clemente Mastella: «Io? No, non cambio idea, se lo facessi significherebbe sfiduciare la maggioranza della commissione e sputtanarmi. Questo lo può fare Di Pietro, non io. E poi, ma quale inciucio? Un inciucio dove l’opposizione vota contro? In realtà il compromesso raggiunto è di grande equilibrio per la condizione in cui la maggioranza si trova in questo momento». Dunque, nessuna marcia indietro: «Il ministro della Giustizia sono io, non lui, Se poi vogliono fare Guardasigilli Di Pietro, si accomodino, non voglio restare a tutti i costi». Ma all’ora di cena lo strappo sembra già ricucito.

La riforma dell’ordinamento giudiziario parte così, con 150 emendamenti, con due ministri che prima si beccano e poi si riconciliano, con lo sciopero dei penalisti che paralizzerà i tribunali e con l’intera giunta dell’Anm dimissionaria: intanto il Senato boccia le eccezioni di costituzionalità presentate dal centrodestra. Di Pietro giura che non si tratta di una questione personale con Mastella e di non voler far cadere il governo. «Non intendo personalizzare il confronto - spiega -, il problema è quello dell’indipendenza della magistratura. Noi volevamo semplicemente approvare il provvedimento licenziato dalla Camera, poi però con gli emendamenti passati in commissione al Senato si ritorna alla separazione delle carriere. Ma cosa sarebbe successo se io all’epoca di Mani Pulite, avessi dovuto dipendere dal ministero? I magistrati devono rispondere solo alla legge».

Il ministro per le Infrastrutture darà quindi ancora battaglia. «Il governo mi lascia solo a difendere i magistrati». Nel frattempo manda avanti i suoi uomini. Nello Formisano, capogruppo Idv, annuncia infatti una serie di emendamenti agli articoli 2 e 6. Visti i numeri al Senato, per il governo si profilano giornate difficili.

Di Pietro però è piuttosto isolato. «È il campione del populismo a costo zero», dice Antonio Leone, vicepresidente dei deputati di Forza Italia. E per Cesare Salvi, Sd, presidente della commissione Giustizia, «si legga la legge prima di parlare e la smetta di offendere Parlamento, governo e maggioranza». Renato Schifani, capogruppo Fi al Senato, se la prende con l’Anm: «È un’ingerenza che va censurata con fermezza. Noi non condividiamo l’impianto del ddl Mastella e voteremo contro, però le competenze del Parlamento non possono essere messe in discussione». Per Roberto Castelli, Lega, «Di Pietro e Anm fanno solo sceneggiate, Idv voterà la riforma».

Altero Matteoli, capogruppo An, segnala le divisioni della maggioranza: «Di Pietro minaccia non votare, Mastella tiene il punto. A questo punto Prodi ci dica qual è il testo finale». I Ds si occupano dell’ultima mediazione. «Il ddl è equilibrato ma può essere migliorato», dice Marco Filippeschi. E per Massimo Brutti «bisogna tenere conto di alcune ragionevoli obiezioni dei magistrati». Il caso è rientrato?