Di Pietro, assegno misterioso da 50mila dollari

Intestato all’Idv, fu firmato (postdatato) da un falso ingegnere a Miami, durante un viaggio di Tonino negli Usa. Ma lui nega e minaccia querela. Soldi pubblici, <strong><a href="http://stage.ilgiornale.it/interni/soldi_pubblici_scoperto_bluff_tonino/... il bluff di Tonino</a></strong><br />

Un assegno post-datato, firmato da un falso ingegnere che vive a Miami e intestato a «Italia dei Valori». Un viaggio negli Usa dimenticato da Di Pietro ma testimoniato dalle foto, una candidatura dai contorni misteriosi, gli incontri in cerca di finanziatori del partito appena nato, l’inevitabile dissidio con l’ex amico. E l’inevitabile minaccia di querela, stavolta al Corriere. Ecco l’ultima evoluzione della spy story di James Tonino Bond (copyright Di Pietro), con un altro viaggio in America, nell’ottobre 2000, tra Washington e la Florida, con l’ex amico e cofondatore dell’Idv, ora arcinemico, Mario Di Domenico. Ricordi però molto annebbiati dopo 10 anni. «Io in America con Di Domenico? Lo escluderei. Credo proprio di no» ha spiegato il leader Idv al Corriere solo due giorni fa. Invece, colpo di scena, la foto c’è, con i due «amici» seduti insieme, sorridenti, su un divano del «Ponte Vedra Beach Resort» di Miami, nell’autunno del 2000. Ma che ci facevano lì? La domanda conduce ad un assegno di 50mila dollari e ad un personaggio sfuggente, Gino A.G. Bianchini, sedicente ingegnere che - stando alla ricostruzione fatta da di Di Domenico - un bel giorno si sarebbe fatto vivo con una mail indirizzata alla sede Idv di Busto Arsizio (a quel tempo il quartier generale del partito), con un intrigante «oggetto»: la «Sanctuaryrome».

Bianchini in altre parole lascia intendere (o millanta) di avere relazioni di alto livello, entrature in Vaticano, amicizie con imprenditori Usa sostenitori di Clinton... Un mitomane? Un amico disinteressato del nuovo partito dell’ex pm? No, secondo Di Domenico, solo una mossa per essere candidato al Senato.
Nei ricordi dell’accusatore di Tonino c’è chiara una data: il 28 ottobre 2000. Quel giorno, lui, il leader Idv, la tesoriera Silvana Mura e altri due personaggi, un avvocato e un imprenditore americani, si imbarcano sull’aereo con destinazione gli Usa. Prima la capitale, poi l’East coast fino a Miami, «alla ricerca di dollari» scrive il Corriere citando l’autore del libello anti-Tonino. I soldi arrivano sotto forma di un assegno postdatato di 50mila dollari della Chase Manhattan Bank con scadenza 13 maggio 2001, la data delle successive elezioni politiche (sull’assegno, come causale sotto la cifra, si legge “elections”), consegnato da Bianchini a Di Domenico. Secondo Di Domenico, custode per tutti questi anni di quell’assegno, la somma (post-datata) sarebbe servita «come anticipo della ben più cospicua somma, si parlava addirittura di somme dieci volte superiori», da versare dopo l’elezione. Ma qui il mistero diventa ancora più complicato.

La candidatura di Bianchini è un fatto certo, come la sua mancata elezione. Ma il finanziamento vincolato all’elezione? La risposta del sedicente ingegnere-finanziatore starebbe in una lettera pubblicata da Libero e datata 14 maggio 2001, il giorno dopo le elezioni, in cui Bianchini scrive che «è ormai penosamente chiaro che non sono stato eletto, quindi strappa il mio assegno che annullo. Nel caso di un miracolo, ve lo sostituisco con altro ben maggiore». Il destinatario della lettera però è Di Domenico, non Di Pietro, e in tutta la transazione il leader Idv sembra essere un convitato di pietra. «Non appena si parlava di quattrini (durante il viaggio negli Usa da Bianchini, ndr) Di Pietro si alzava e si allontanava con un pretesto qualsiasi. Mi lasciava da solo ad affrontare scabrosi discorsi», sostiene oggi De Domenico. Di Pietro come risposta non spiega chi fosse Bianchini e che rapporti avesse con l’Idv, non smentisce quel viaggio negli Usa «a caccia di finanziamenti», ma annuncia querela, attacca il Corriere («spero di poter stringere la mano a De Bortoli il prima possibile...) e promette un’indagine personale su «chi c’è dietro sto altarino»: «Questa storia dovrà finire con un provvedimento giudiziario», minaccia. Tonino esclude «di aver mai visto, ricevuto, nè tanto meno incassato, nè personalmente nè per conto dell’Idv, l’assegno a firma Bianchini che da ben nove anni era nelle mani di Mario Di Domenico senza che lo stesso ne avesse titolo». «Da una parte - prosegue Di Pietro - si è caduti molto in basso, dall’altra si è fatto in modo dozzinale. Che ruolo avevano Borrelli, Davigo, Ghitti, polizia e carabinieri, erano complici o vittime? Se tutta Mani pulite è stata un’invenzione, tutta questa operazione doveva servire a salvare gli americani per fare entrare i comunisti?». L’assegno però c’è, come le foto di Di Pietro con Bianchini e Di Domenico, su un jet privato in volo negli Usa. Soltanto un complotto di chi vuole delegittimare Mani pulite?