Di Pietro attacca in aula Il premier e il Pdl escono Bocchino: "Voi traditori"

Il leader Idv attacca: "L’impero di cartapesta del
premier è giunto al capolinea". Berlusconi lascia l'Aula. Con lui tutti i deputati Pdl. Casini non parla finché il premier non rientra. Cicchitto accusa Fini: "Uso politico della carica istituzionale"

Roma - I soliti insulti, i soliti attacchi. A Montecitorio il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, si scaglia contro il nemico di sempre e mette in scena uno show già visto din troppe volte. "L’impero di cartapesta del premier è giunto al capolinea", tuona l'ex pm. Il Cavaliere per un po' resiste, dopodiché si alza e tra gli applausi del Pdl abbandona i banchi del governo. Subito dopo sono i deputati del Pdl a seguire il premier e lasciare l'aula. Al loro rientro Fabrizio Cicchitto ha duramente attaccato il presidente della Camera, Gianfranco Fini, accusandolo di aver fatto un "uso politico" della propria carica istituzionale. "Per quello che si vede in Aula e per il casino che c’è l’unica igiene è il voto - ha commentato il leader leghista, Umberto Bossi - la gente che vede questa roba in tv si allontana dalla politica, capisce che non si può continuare".

Nuovo attacco di Di Pietro Di Pietro prende la parola in Aula e attacca duramente Berlusconi: "Finalmente oggi inizia la fine del suo impero di cartapesta. Qualunque sia il risultato numerico del voto, un dato è certo: lei non ha più la maggioranza politica che le permette di governare. Che le piaccia o no è arrivato al capolinea della sua esperienza politica e non le rimane che rassegnarsi al suo destino: consegnarsi alla magistratura e come un Noriega qualsiasi farsi giudicare". Il Cavaliere non ci sta a farsi insultare oltre. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, non interviene. Allora il premier e i deputati del Pdl lasciano l'aula. Prima di avviarsi verso l’uscita dell’emiciclo, Berlusconi ha fatto segno con la mano come a dire a Di Pietro: "Ma che dici?".

Il governo lascia l'aula Subito dopo che Berlusconi se ne è andato, si sono alzati dai loro banchi tutti i deputati del Pdl, ma anche tutti i ministri tranne Gianfranco Rotondi e Giancarlo Galan. Al banco del governo è rimasto, con un altro paio di colleghi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Di Pietro non ha però smesso con gli insulti, ma ha alzato il tiro apostrofando nuovamente il presidente del consiglio: "Pavido, fuggiasco, presidente del Consiglio che fugge. Scappi vada alle Bahamas... Vada anche lei a nascondersi. Questo lo aspetta: affidarsi alla magistratura o fuggire... Questo aspettano i cittadini che non si sono fatti infinocchiare dalla sua propaganda fascista".

Casini fa sciopero in aula Le file del governo vuote. Di Pietro ha appena terminato di inveire contro il premier. Toccherebbe al leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, che però ha deciso di scioperare. "Io non parlo - ha detto - poiché non ho affeso mai nessuno vorrei parlare con il presidente del Consiglio presente". Una volta rientrato in Aula il presidente del Consiglio, Casini ha incominciato il suo discorso. Subito dopo il Cavaliere è tornato a sedersi tra il titolare della Farnesina, Franco Frattini, e il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti rivolge, e ha rivolto al leader centrista un segno di scusa con la mano. Casini ha così potuto cominciare così il suo intervento.

Lo scontro sulle "pressioni" della Chiesa "Mi auguro che lei abbia già smentito, ci vuole più rispetto. La Chiesa si serve per convinzione non per usarla nelle nostre beghe politiche". Casini ha letto alcuni lanci d’agenzia di questa notte che riportavano delle frasi attribuite al premier sulle presunte pressioni fatte (seppur inutilmente) da ambienti cattolici sul leader centrista per convincerlo a votare a favore del governo. "L’Udc - ha spiegato Casini rivolgendosi al presidente del Consiglio - difende i valori in cui crede ma è un partito laico di ispirazione cristiana, difendiamo i valori in cui crediamo ma, vi prego, evitiamo di dire frasi sciocche e di coinvolgere autorità terze che hanno ben altri impegni".

Bocchino: "I traditori con premier" "Lei non ha armonizzato il centrodestra, lo ha diviso - ha subito dopo attaccato il capogruppo di Fli, Italo Bocchino - ho il dovere di respingere al mittente l’accusa di tradimento. Ho cominciato a fare politica nel Fronte della gioventù e già allora il mio leader era Fini. Se ha bisogno di trovare un traditore si giri attorno a lei...". Bocchino ha poi puntato il dito sul "metodo Boffo" adottato dal Giornale contro "di noi e i nostri familiari". "Il centrodestra - ha tuonato Bocchino - non è Publitalia, non è il marchio di una sua holding... Non esiste in Italia un beneficiario della Prima Repubblica come lei, presidente del Consiglio". "Ci faccia lezione su come si diventa ricchi, ma non su altro - ha continuato il deputato finiano - lei ci ha espulso per lesa maestà, si serve dei voti dell’opposizione per cacciare brutalmente chi è stato eletto in maggioranza. Il ribaltone li fa lei".

Cicchitto accusa Fini Confermando il voto contrario del Pdl alla mozione di sfiducia al governo, Cicchitto ha duramente attaccato Fini. "Oltre all’uso politico della giustizia" si è creata "l’anomalia di un presidente della Camera che utilizza il suo ruolo di terzietà per modificare il quadro politico - ha tuonato in aula l'esponente del Pdl - ciò crea uno squilibrio molto forte nel cuore sistema istituzionale e un precedente molto pericoloso".

Lega Nord: "Fli è incoerente" La Lega conferma l’appoggio al governo. Duro il giudizio del capogruppo del Carroccio, Marco Reguzzoni, sul comportamento "senza coerenza e senso di responsabilità" del Fli che si appresta a votare "con la sinistra e Di Pietro". Poi gli "insulti di Bocchino a Berlusconi non sono degni di un eletto nella maggioranza di governo". Per Reguzzoni "è legittimo criticare anche il governo", ma la Lega si batte per il paese per il federalismo: "Da vent’anni diciamo le stesse cose, dietro di noi non abbiamo il 'palazzo' e i poteri forti. Dietro di noi ci sono milioni di voti e di cittadini che ci chiedono di migliorare questo paese. Fare il federalismo fiscale è abbassare le tasse è l’obiettivo numero uno, soprattutto per i lavoratori. E' l’obiettivo ambizioso di questo governo".

Bersani: "Macchina verso le urne" "Noi siamo tranquillissimi", ha assicurato il segretario Pd Pier Luigi Bersani spiegando che "comunque vada oggi per voi sarà una sconfitta, sarà una vittoria di Pirro". "Lei - ha detto Bersani rivolgendosi al premier - presidente non è più in grado di governare e con un voto in più insegue l’instabilità pilotata per guidare la macchina verso le elezioni".