Di Pietro: «A Bruxelles governo suicida»

Laura Verlicchi

da Milano

Autostrade, la spaccatura all’interno del governo è sempre più profonda. Per la prima volta, Antonio Di Pietro cita l’avversario, anzi l’avversaria, per nome: «Io mi sono opposto all'eliminazione dalla Finanziaria del tetto del 5% e contesto quanto detto da Emma Bonino», ha detto il ministro delle Infrastrutture, riferendosi al vincolo di voto per i soci costruttori delle concessionarie autostradali, bocciato dalla Ue: una decisione accolta con soddisfazione, nei giorni scorsi, dal ministro delle Politiche comunitarie, convinta della necessità di modificare al più presto il decreto, tanto più che il parere di Bruxelles farebbe cadere definitivamente il no alla fusione di Autostrade con Abertis. Ma per Di Pietro la partita è tutt’altro che chiusa: anzi, «la questione l’abbiamo ripresa in mano noi - dice - perché la difesa fatta dal governo italiano a Bruxelles è stata suicida».
Resta aperta anche l’altra questione, forse ancora più importante: il ricorso di Schema28 alle vie legali contro la modifica delle convenzioni delle concessioni autostradali. Un decreto che rappresenta un’«inaccettabile e unilaterale» modifica a un contratto in vigore, secondo la holding della famiglia Benetton controllante di Autostrade, che preannuncia azioni penali risarcitorie. Anche qui, Di Pietro sceglie la strada «muscolare»: «La società Autostrade, invece di minacciare azioni legali, farebbe bene a vedere come devono essere applicate le nuove disposizioni», ha detto il ministro. Il decreto non cambierà e anzi «rende più trasparente e più efficiente la gestione, aumenta l'appetibilità della società e ne accresce il valore», sostiene il ministro.
Intanto, il titolo Autostrade ha chiuso in calo dello 0,36%, proseguendo un trend che l’ha visto perdere il 4,5% dal 2 ottobre, data del decreto legge. Ed ecco perché la clamorosa iniziativa di Schema28 potrebbe non rimanere isolata: indiscrezioni sempre più insistenti, infatti, vedono pronti all’azione legale più di un investitore istituzionale tra quelli - hedge fund, fondi pensioni e banche d’affari - che avevano investito in Autostrade proprio in vista della fusione oggi messa a rischio.
E anche all’estero il «braccio di ferro» tra governo e Autostrade viene seguito con preoccupazione. Le nozze tra Italia e Spagna non possono essere rinviate all’infinito: i soci avevano stabilito di concludere entro fine anno. Ma i nodi politici e legislativi da sciogliere, anziché allentarsi, appaiono sempre più stretti. A questo punto, è possibile che Abertis rinunci definitivamente alla fusione progettata. Proprio per questo motivo i Benetton (e i loro soci in Schema28, come Unicredit, Generali e Crt) ritengono di aver diritto a un indennizzo. Da qui la citazione per danni del governo e in particolare di Fintecna, in quanto erede dell’Iri, e quindi responsabile, ad avviso della holding controllante di Autostrade, del «cambio in corsa» nei contratti di concessione.
Ma a Piazza Affari alcuni analisti, in controtendenza, ritengono che la vera sterzata, con conseguente ripresa di valore per il titolo Autostrade, potrebbe arrivare da Bruxelles. Per i prossimi giorni, infatti, sono attesi i risultati delle indagini della Commissione europea che deve esprimersi sui fondamenti giuridici dello stop del governo italiano all’operazione. Ed è praticamente certo che la Ue giudicherà il veto inammissibile in base alle norme comunitarie, come già è stato anticipato nei giorni scorsi da Emma Bonino.
Ieri, intanto, Autostrade ha deciso la distribuzione di un acconto sul dividendo dell'esercizio 2006 pari a 0,2625 euro per azione, per un totale di circa 150 milioni.