Di Pietro chiede la testa di Visco. Ds infuriati

Caso Speciale, l’ex pm: violata la legge, via le deleghe. Il viceministro: già fatto. La Cdl: mozione di sfiducia

Roma - Il leader dell’Italia dei Valori e ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, ha indirizzato nuovamente gli strali della sua polemica contro il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, protagonista del caso Speciale. Questa volta non ha utilizzato il metodo dell’esternazione, ma ha scelto la forma epistolare, inviando una lettera al Corriere della Sera e invitando l’esponente diessino a «un passo indietro».

«Il viceministro - ha scritto Di Pietro ricordando l’archiviazione chiesta dalla Procura di Roma - ha violato comunque un precetto di legge a cui non può che conseguire una sanzione che potrà e dovrà, di volta in volta, essere valutata in altri ambiti». A partire da quello civile (la richiesta di risarcimento danni di Speciale), passando per quello amministrativo (la legittimità della revoca) e politico. «L’illegittimità del comportamento del viceministro - ha aggiunto - mina il rapporto di fiducia che deve necessariamente esserci tra lui e il corpo della Guardia della Finanza».

La filippica del ministro si conclude con un accenno a un tema che ultimamente gli è caro: la riduzione del numero di ministri, viceministri e sottosegretari definita «un atto di responsabilità politica» e «una ventata di innovazione» della quale il governo «ha bisogno se vuole non solo sopravvivere ma essere credibile». Ma nell’esposizione dell’ex pm c’è una crepa: la lettera fa riferimento alla delega di Visco relativa alla Gdf, poteri che il titolare del Tesoro Padoa-Schioppa avocò a sé «in via temporanea» con decreto quando il viceministro rinunciò alla competenza dopo l’esplosione del caso.

Un errore che Visco ha messo in risalto nella sua replica. «Sorprende - ha dichiarato - che Di Pietro solleciti così platealmente un passo compiuto da tempo. Non solo. Il Parlamento ne ha già ampiamente discusso ed il Senato ha votato respingendo ogni addebito dal punto di vista politico e amministrativo». Il diessino non è stato tenero nei confronti dell’alleato. Il ministro, ha sottolineato, «pur senza dirlo si è schierato ancora una volta, di fatto e con straordinaria sollecitudine, con il generale Speciale senza tenere conto della ricostruzione dei fatti compiuta dal governo». L’accusa è chiara: intesa con il nemico.

Visco ha stigmatizzato la «campagna mediatica orchestrata a suon di verbali» e le «plateali interviste di Speciale» ricordando che la Procura di Milano, sul caso, ha espresso un’opinione di «totale insussistenza» del reato, mentre la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione. Nella risposta, però, non vi è nessun accenno alle tre smentite registrate dai pm Ferrara e Racanelli rispetto alle dichiarazioni rese da Visco in sede di interrogatorio.

La polemica ha rafforzato la determinazione del centrodestra nel riportare il dibattito in Parlamento. Il deputato di An Maurizio Gasparri ha ribadito quanto anticipato al Giornale: si «impone» una sorta di mozione di sfiducia contro Visco. Al Senato, invece, è pendente la mozione D’Onofrio con la quale si impegna il governo a invitare il viceministro alle dimissioni. «Se non si dimettesse - ha detto Altero Matteoli, capogruppo di An - bisognerebbe chiedere a Padoa-Schioppa di ritirargli tutte le deleghe». Il leader della Destra, Francesco Storace, ha presentato un’analoga iniziativa al Senato. Il coordinatore di Fi, Sandro Bondi, ha evidenziato l’assenza di «rispetto delle istituzioni» da parte di Prodi che non è intervenuto nell’ennesima diatriba tra due componenti dell’esecutivo.

Ma c’è un un altro dato sorprendente. Il rigorismo fiscale, fatto di controlli a tappeto e di incremento della pressione fiscale, ha fatto guadagnare a Visco la simpatia della sinistra radicale che lo ha difeso a spada tratta. L’attacco di Di Pietro è «fuori luogo» per Russo Spena (Prc), «incomprensibile» per Sgobio (Pdci) e «lascia esterrefatti» secondo il verde Bonelli. «Si vuole abbassare la guardia contro gli evasori?» si sono chiesti i tre insieme con il segretario della Uil, Luigi Angeletti. E anche dalla Velina rossa, nota politica di ispirazione dalemiana, è giunto un responso sibillino: «Sarebbe molto meglio che Di Pietro si assumesse in prima persona la responsabilità di una crisi di governo».