Pietro Citati, il manager e la Waterloo della lingua

Che tenerezza leggere l’appello di Pietro Citati su Repubblica. «Non uccidete l’eleganza del punto e virgola», esorta lo scrittore, perché se perdiamo la ricchezza della lingua diventiamo incapaci di pensare, o di elaborare i nostri pensieri. «La lingua italiana è agile, flessibile, ondulata e melodica», scrive, «un grandioso strumento intellettuale, con una dignità, un’autorità e una solennità che ci ricordano il suo vecchio sangue latino».
Leggete l’appello di Citati e poi guardate su YouTube il video del dirigente Telecom che in una convention per motivare i suoi collaboratori li incita a correre di più «così sarete applauditi come Napoleone a Waterloo». (Basta digitare Telecom e Napoleone, nonostante la censura aziendale ne trovate varie versioni). Grande sconcerto e tutti scandalizzati: Luca Luciani, direttore generale dei servizi di telefonia mobile di Telecom con stipendio da 844mila euro l’anno, non conosce la storia e confonde Waterloo con Austerlitz. Sommerso da una valanga di insulti, preso di mira da Striscia la notizia, qualcuno ha timidamente provato a difenderlo (Giuliano da Empoli sul Riformista) attaccando la gogna mediatica di Internet, che marchia a fuoco per la vita chi sbaglia una citazione.
Il punto non è questo. Ammesso e non concesso che di lapsus si tratti, quindi di una semplice citazione sbagliata, il punto è un altro. Guardate il video, vi prego. Quello che sconcerta è la pochezza di linguaggio, gli errori di sintassi e di italiano, l’intercalare scurrile. Può il dirigente di una delle maggiori aziende italiane rivolgersi ai suoi, in un discorso pubblico, con questo fraseggio? Testuale trascrizione: «Questo è un messaggio a cui tengo molto. Perché ho la faccia incazzata? Ho la faccia incazzata perché respiro sfiducia, respiro aria di aspettativa, respiro quelle facce da senso critico come quando uno vede una partita di pallone, non ce la fa e tutti sono professori. Perché? Perché la gente legge i giornali, vede i titoli, si rimbalza, si crea dei grandi film, che sono tutte cazzate». Qui c’è la chicca su Napoleone e poi, non contento, il nostro continua: «La facce scettiche non servono a un cazzo. Questa è una delle aziende più belle che esiste al mondo». È italiano questo? Diamogli tutte le attenuanti del caso per il fatto che si tratta di un discorso parlato e non scritto, ma i congiuntivi? E le parolacce?
Che tenerezza pensare a Citati che si preoccupa del punto e virgola...
caterina.soffici@ilgiornale.it