Di Pietro: «Le concessioni vanno riformulate»

Il ministro apre un’istruttoria sui 500 milioni di «extraprofitti» ipotizzati tra 2003 e 2008

da Milano

Il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro riapre il dossier Autostrade nel corso di due audizioni a Camera e Senato. E spiega di voler arrivare a «una novazione di tutte le concessioni» autostradali, che rappresentano un sistema da rivedere perché «gravemente sperequato a danno dei cittadini, utenti e consumatori». Proprio per questo, il ministro ha detto di attendere con favore un eventuale responso del commissario al Mercato interno Mc Creevy volto a superare la clausola del conflitto di interesse per i costruttori nel capitale delle concessionarie. Anzi, non chiede di meglio perché sarebbe l’occasione per rivedere in profondità tutto il sistema delle concessioni.
Per arrivare a questo obiettivo, Di Pietro sta lavorando a una soluzione negoziata con le concessionarie, 17 delle quali (tra cui Autostrade) sono state poste «sub judice». Nel caso non fosse possibile arrivare a una soluzione concordata, ha però avvertito il ministro, «ci riserviamo forme di autotutela» Sotto accusa sono le clausole che regolano le concessioni, alcune delle quali sono «tanto sproporzionate» da diventare impugnabili o da poter esser dichiarate decadute. Nell’ipotesi più estrema - ma non è il caso di Autostrade, ha sottolineato Di Pietro - si potrebbe arrivare alla revoca della concessione.
Modelli negativi da superare, il quarto atto aggiuntivo firmato «illegittimamente» dall’Anas quattro giorni prima della delibera Cipe che avrebbe posto un tetto agli extraprofitti di Autostrade mediante il riallineamento del Roe. Proprio a causa della mancanza di quel tetto, e in virtù della crescita esponenziale del Roe, ha spiegato Di Pietro, Autostrade realizzerebbe «extraprofitti» per 500 milioni di euro nel periodo 2003-2008. Il ministro ha quindi avviato un’istruttoria per appurare se non vi sia un «arricchimento senza giusta causa». Dati alla mano, Autostrade per l’Italia avrebbe dovuto realizzare a fine 2005 investimenti per 4 miliardi e 72 milioni, invece ne ha realizzati solo per 2 miliardi e 212 milioni. A fronte di questa riduzione degli investimenti, Di Pietro si è chiesto se sia giusto aumentare i pedaggi.