Di Pietro «condanna» Vincenzi, Grillo e i finiani

di Ferruccio Repetti

Intanto si presenta puntualissimo all’incontro con la stampa e le televisioni, cosa nient’affatto usuale per i leader politici nazionali e anche locali; poi, incalzato dal vostro cronista birichino che gli offre l’assist, si mette a bacchettare ben bene Fini, finiani e futuristi della prima e dell’ultima ora, a suon di: «Sono incoerenti, incostanti, ambigui, scorretti!». Musica per le nostre orecchie. Tanto basta e avanza per farci felici e contenti in redazione e non solo. E invece non basta: lui, Tonino Di Pietro, anima e core, padre e padrone, di Italia dei valori - che finisca per diventarci simpatico? - ci regala altre soddisfazioni, questa volta «genovesi». Del tipo: «Il sindaco Marta Vincenzi? È un po’ presto per dire se saremo pronti a sostenerla, fra due anni. Dipende se avrà ben meritato o no». Niente cambiali in bianco. Infine, a domanda diretta: «Beppe Grillo? È una risorsa per denunciare, ma l’obiettivo dell’Idv è costruire e creare l’alternativa, il suo è distruggere». Pirotecnico, sornione, attore consumato ed anche un po’ gigione, Di Pietro si presenta al taglio del nastro della sede del «movimento che si trasforma in partito vero e proprio» con un aplomb profondamente cambiato rispetto ai tempi del «sono pronto ad allearmi anche col diavolo pur di far fuori Berlusconi». Anzi, lui, Tonino, furbo di tre cotte, il premier Berlusconi non lo nomina nemmeno, nel corso dell’incontro, e se ne guarda bene dal nominare pure escort, Ruby Rubacuori, danze del ventre e nipotine di Mubarak. È un altro-Di Pietro, insomma - camaleonte? -, quello che lascia spazio ai collaboratori, un tempo relegati a comparse e figuranti e oggi chiamati al proscenio per ritagliarsi un ruolo e assumersi responsabilità. Lascia persino la parola alla vicepresidente della giunta regionale Marylin Fusco, che parla in concreto di legge sull’ampliamento degli impianti produttivi, «purché non si faccia la furbata di cambiare la destinazione d’uso». Presenti e osservanti, e comunque ossequenti, anche Maruska Piredda, consigliere regionale, Salvatore Ottavio Cosma, Nicolò Scialfa, Stefano Anzalone, e ovviamente il coordinatore ligure Giovanni Palladini. Protagonista, però, resta sempre lui, Tonino. Che, oltre a prendersela con i finiani, potenziali concorrenti «qualunquisti» in ambito elettorale, censura il Partito democratico che tentenna - «ha troppa paura» -, salvo confermare la scelta di campo a favore del centro sinistra formato da - attenzione! - Idv, Pd e Sinistra e libertà. Nell’ordine di consenso, naturalmente...