Di Pietro contro il Colle: "Spieghi e non offenda"

La <em>querelle</em> tra il capo dello Stato e il leader Idv non si placa, ma si fa sempre più aspra. In una lettera Di Pietro pone otto domande dirette a Napolitano chiedendo di rendere conto sul suo operato e accusandolo di aver &quot;promulgato leggi incostituzionali&quot;. E conclude: &quot;Ora spieghi&quot;

Roma - La querelle tra il presidente della Repubblica e il leader dell'Idv non si placa, ma si fa sempre più aspra. "La prego, signor presidente Napolitano, mi risponda nel merito, invece di offendermi anche Lei gratuitamente". Così Antonio Di Pietro conclude una lunga a polemica lettera aperta indirizzata al Presidente della Repubblica in cui contesta una serie di atti del Quirinale, come la controfirma del ddl sicurezza, del Lodo Alfano o la mancanza di iniziative dopo la cena tra Berlusconi e due giudici costituzionali. E' solo l'ultima delle continue invettive che l'ex pm ha lanciato - sempre più di frequente - contro il capo dello Stato.

L'attacco di Di Pietro Di Pietro ricorda la controfirma da parte di Napolitano del ddl sicurezza, nonchè la contestuale lettera al premier Berlusconi in cui venivano segnalate le "criticità del testo". Secondo il leader di Idv, dopo una simile lettera, "qualsiasi persona normale" si sarebbe aspettata che il capo dello Stato "fosse conseguente con le premesse e le considerazioni" da lui stesso espresse e "applicasse l’articolo 74 della Costituzione che testualmente recita (e Lei lo sa bene!): il presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione".

Le mancanze del Colle Insomma, secondo Di Pietro, a norma di legge costituzionale, Napolitano avrebbe potuto "non controfirmare nè promulgare la legge ma rinviarla al Parlamento con le stesse identiche motivazioni con cui ha scritto la 'letterina di rimprovero' a Berlusconi (lettera, a nostro avviso, del tutto irrituale giacché la Costituzione assegna al presidente della Repubblica il potere di inviare messaggi alle Camere (art. 74 Cost.) ma non al Governo". Secondo il leader dell'Idv, dunque, Napolitano sarebbe "andato oltre" e si sarebbe "messo a polemizzare con me, che l’avevo invitata a non firmare né a promulgare la legge". Il capo dello Stato aveva, infatti, spiegato che "chi invoca polemicamente e di continuo poteri e perfino doveri che non ho, mostra di aver compreso poco della Costituzione".

L'affondo sulle intercettazioni Di Pietro ribadisce quindi il suo giudizio di "palese contraddittorietà tra le sue valutazioni sulla legge in questione e la 'decisione' adottata". A questo punto inizia la requisitoria costruita con una serie di anafore in ciascuna delle quali si rimprovera a Napolitano uno dei suoi atti: "E' vero o no che vi è contraddizione evidente fra la motivazione ed il dispositivo del suo provvedimento? E' vero o no che anche la legge sulle intercettazioni già approvata da un ramo del Parlamento è un’altra legge incostituzionale e contraria ai principi generali dell’ordinamento?" Quindi l'affondo sul lodo Alfano: "Lei ha usato il guanto di velluto firmando e promulgando una legge che ora ogni Tribunale d’Italia sta contestando come incostituzionale?".