Di Pietro come Craxi: bersagliato con monetine

L’ex pm subisce il contrappasso durante un comizio a Matera. Per il leader giusitiziere dell'Italia dei valori è l’epilogo di un anno tutto da dimenticare. E Tonino è anche sotto assedio: è stato abbandonato da chi ha dato la fiducia al governo ed è attaccato dalla sua stessa base

RomaSe non fossero iniziate già da un pezzo, saremmo alle comiche finali. L’annus horribilis di Antonio Di Pietro si è concluso nel modo più orribile di tutti, con un contrappasso micidiale per l’eroe di Mani pulite: a colpi di monetine, come Bettino Craxi all’Hotel Raphael nel’93. Tutto però in versione tragicomica, con un gruppo di tesserati obbedienti arruolati per applaudire nel cinema cittadino e i dissidenti lasciati fuori a zero gradi, dopo aver dribblato la stampa lasciata a secco di dichiarazioni («con voi parlo dopo, forse...») perché, dopo i casi Scilipoti e Razzi, è meglio evitare domande sul reclutamento di eletti nell’Idv. È successo qualche giorno fa a Matera, nella Basilicata del capataz dipietrista Felice Belisario, suo capogruppo in Senato, e lo ha raccontato una testata locale, Trm Radiotelevisione del Mezzogiorno, poi ripresa dall’informatissimo sito de-dipietrizzato «Il Tribuno.com». L’arrivo di Di Pietro era previsto per le 15.30, una cinquantina di cronisti, fotografi e cine-operatori locali lì in piazza ad aspettarlo, al gelo, ma quello niente. Passano trenta minuti, niente, altri venti, niente ancora, altri dieci minuti e compare non Tonino ma Belisario, che prende in giro i giornalisti consigliando di pensare a coprirsi e non a fare domande. Poi, quando dopo un’ora e tre quarti l’ospite illustre arriva per davvero, non degna neppure di uno sguardo i giornalisti ormai semi congelati.
Però succede dell’altro, inaspettato e clamoroso. Un gruppetto di contestatori anti-Di Pietro prende a lanciare monetine contro l’ex pm, che svicola rapidamente dentro il cinema Comunale di Matera, dove lo attendono i dipietristi reclutati da tutta la Regione per ascoltare il comizio senza disturbarlo, addirittura con gli applausi registrati «come in una sit com», scrive il Tribuno. Ma il contrappasso è ormai compiuto: Di Pietro trattato come Craxi, il giustiziere come il corrotto, il magistrato come l’inquisito. Subito interviene la vigilanza dipietrista, che nella persona della coordinatrice cittadina liquida elegantemente e con sobrietà («Erano quattro incorreggibili imbecilli») la protesta in stile Tangentopoli, però contro il principale artefice di quella stagione.
Per Di Pietro è l’epilogo incredibile di un anno da dimenticare, saturo di fallimenti. L’emorragia di parlamentari, che lo mollano in media uno ogni 4 mesi, lo ha portato da 29 a 22 deputati in due anni e mezzo. La figuraccia, insopportabile per la sua base, di aver fatto eleggere gli onorevoli che hanno salvato il governo Berlusconi lo scorso 14 dicembre, e cioè Razzi, Scilipoti e Porfidia, tre ex dipietristi che hanno votato contro la sfiducia. E poi la dissoluzione del rapporto con l’ala movimentista-grillina, quella rappresentata da Luigi De Magistris, Sonia Alfano e il consigliere lombardo Giulio Cavalli, ormai in rotta di collisione profonda con Di Pietro.
I tre hanno siglato una lettera aperta in cui accusano di fatto Tonino (ma sempre in modo obliquo e pavido) di aver plasmato un partito in cui «c’è una spinosa e scottante “questione morale”, che va affrontata con urgenza, prima che la stessa travolga questo partito e tutti i suoi rappresentanti e rappresentati». Il terzetto di precari Idv ricorda alcune imbarazzanti vicende di eletti dipietristi, per porre poi questa domanda: «Ma chi ha portato questi personaggi in questo partito?», chi ha fatto transitare nell’Idv «i signori delle tessere, i transfughi, gli impresentabili che oggi si fregiano di appartenere a questo partito e si rifanno, con precisione chirurgica, una verginità politica?». Il leader, ovviamente, ma De Magistris&Co non lo dicono, limitandosi a un untuoso appello a Di Pietro a «non rimanere indifferente». Tonino ha risposto a modo suo, con il trito argomento delle «mele marce» (aggiornato botanicamente a «erbacce») nel partito sano, ma con una controaccusa velenosa. Dopo aver simulato fratellanza e sintonia con De Magistris, ora dopo la lettera aperta Di Pietro sibila sul suo blog che «non è che chi critica ha sempre ragione. Ha volte (con l’acca, ndr) chi critica è interessato a prendere lui stesso il posto di chi viene criticato».
Finita qui per il 2010? No, ci si è messa pure l’altra anima pia, Paolo Flores D’Arcais, che su Micromega bastona il pseudo amico Di Pietro («Sta portando il partito al suicidio») e lancia un sondaggio on line su Idv e questione morale. Un’altra pugnalata alle spalle per Di Pietro, in una annata da dimenticare. Forza Tonino, tra quattro giorni è finita.