Di Pietro difende il figlio: "Per lui nessuna spinta" La base Idv non perdona

Dopo la bagarre sulla candidatura di Cristiano alle regionali in Molise, l'ex pm cerca di giustificarsi: "Per lui nessuna scorciatoia". I militanti però non ci stanno e tirano fuori i rapporti del figlio con Mautone 

Roma - "Io, da militante Idv, credo fermamente che non sia opportuna questa candidatura, e soprattutto in questo momento. Si parla tanto di combattere la casta, il nostro movimento sembrava un punto di riferimento in tal senso ma questa storia va decisamente contro le buone intenzioni manifestate". Andrea Bruni non usa mezzi termini nel commentare le giustificazioni che Antonio Di Pietro ha dato sul suo blog dopo aver candidato il figlio Cristiano alle regionali in Molise suscitando numerose defezioni all'interno del partito.

Cade nel vuoto la difesa dell'ex pm. "Di Pietro come Bossi, accomunati dalla stessa concezione familistica e privatistica della politica", avevano denunciato ieri mattina i componenti del circolo Idv di Termoli che hanno abbandonato l'Italia dei Valori per protestare contro la candidatura di Di Pietro junior. Dopo aver divulgato una nota alle agenzie di stampa per giustificare la propria scelta, oggi Di Pietro ha anche postato un video sul blog. "A Montenero di Bisaccia abbiamo candidato Cristiano non perchèé è un figlio di papà senza esperienza politica - ha spiegato Di Pietro - ha dovuto fare, e deve continuare a fare, la trafila come tutti gli altri iscritti all’Idv". Come già spiegato ieri, l'ex pm ha ribadito che Cristiano non si è svegliato una mattina per trovarsi candidato. "Quando abbiamo creato il partito, dieci anni fa, si è rimboccato le maniche anche lui e ha contribuito, con me e con migliaia di altre persone, a costruirlo - ha continuato Di Pietro - non è andato a fare il 'trota' di turno con un'elezione sicura in parlamento, o in qualche listino regionale o in qualche assessorato".

Polemica chiusa? Assolutamente no perché i militanti dell'Idv non ha comunque digerito la decisione di Di Pietro di andare avanti su questa strada. E proprio sul blog dell'ex pm si è scatenato un vero e proprio dibattito sull'opportunità di candidare Cristiano alle regionali. "Nel caso di Cristiano Di Pietro le discriminazioni sono strumentali commenta Domenico Ferraris - fatte di proposito per spostare l'attenzione dalle battaglie dell'Italia dei valori e dal momento politico delicatissimo per il paese". Ma non tutti sono d'accordo con lui. Anzi. "C'è un problema di credibilità alla base di tutto - ribatte Lambruschino - Di Pietro sarà credibile solo se riuscirà a fare in modo che il candidato Cristiano Di Pietro sia un puro caso di omonimia con suo figlio". Giancarlo, invece, ci va giù ancora più duramente: "Di Pietro ha l'insana abitudine di martellarsi periodicamente le 'ginocchia', dopo un paio di ottimi risultati politici (i referendum scorsi) torna a dare sfogo a questa sua perversione, è più forte di lui e non riesce a farne a meno". Non solo. A chi è favorevole alla candidatura perché Cristiano "non risulta indagato e tantomeno condannato", Andrea Moretti pone l'accento sul legame tra il figlio di Di Pietro e Mario Mautone, che al tempo lavorava al ministero dei Lavori pubblici: "Se non sbaglio non è quello che telefonò al padre, allora Ministro, per caldeggiare una pratica di un certo Mautone? E non fu il padre che disse, correttamente, la Magistratura deve svolgere il suo ruolo e se mio figlio ha sbagliato deve pagare (nobili parole). Da allora, come avviene nella stragrande maggioranza dei misfatti che i politici commettono ed hanno commesso, tutto viene messo sotto silenzio". Anche Enzo non va per il sottile: "Se non sbaglio suo figlio in passato si è gia contraddistinto per intercettazioni a dir poco edificanti".

All'interno del partito c'è poi chi pensa ad un possibile calo dei consensi: "Ripensateci se non è troppo tardi che qua si perdono milioni di voti". "Con un po' di cinismo ne sarei soddisfatto ed oltremodo felice in quanto è ragionevole pensare che questi voti andrebbero verso il movimento 5 Stelle - fa eco un altro - purtroppo credo che dovrò realisticamente accontentarmi di qualche migliaia".  Stefano Zuccarini, poi, dà un consiglio: "Di Pietro, lascia i parenti e quindi anche i figli fuori dalla politica! Se così non fosse non ti voto più". Insomma, il dibattito è tutt'altro che conciliante. E, forse, la base dipietrista si troverà a dover fare i conti con questa candidatura "scomoda" che, alle prossime regionali in Molise, rischierebbe di trasformarsi in un vero e proprio schiaffo.