Di Pietro e gli intercettati: «Come i vicini di casa che ti rubano l’argenteria»

Il ministro delle Infrastrutture sferza i Ds e difende i magistrati Fassino replica: «Basta offese, non accetto lezioni di morale»

da Milano

Chi è il vicino sorpreso da Antonio Di Pietro a rubare l’argenteria di casa? Il paragone scelto dal ministro, che nel profondo del suo cuore di Pm è titolare ad honorem della Giustizia, non farà piacere a Massimo D’Alema, Piero Fassino e a tutti i vertici diessini nel pieno della bufera intercettazioni. Quando si tratta di scegliere da che parte stare, se con gli intercettati o con gli intercettatori, il candidato bocciato all’esame preliminare di leadership del Partito democratico non va a caccia di sfumature e spara sui «ladri» di posate e candelabri.
Le intercettazioni telefoniche? Di Pietro si guarda intorno in piazza della Scala, fissa taccuini e registratori dei giornalisti e attacca la politica che cerca di mettere la museruola alla magistratura e ai mass media: «Noi dell’Italia dei Valori non condividiamo che si impedisca alla stampa e ai giornalisti di informare correttamente i cittadini. È meglio che i cittadini sappiano prima ciò che accade, non quando il disastro è fatto». Ed ecco l’apologo scelto per fare la morale anche ai sassi: «Ci riferiamo al caso del vicino di casa con cui tutte le sere ci si ferma a mangiare la pizza. Una sera si va al cinema, si torna a casa e lo vedi che si porta via l’argenteria. Aspetterai che la sentenza sia passata in giudicato per chiamarlo ladro. Ma non lo inviti più a casa». Insomma, gli intercettati possono anche essere amici ma la giustizia lo è di più.
L’ex poliziotto, ex Pm e ex candidato alla guida del Pd, è convinto che siano proprio queste idee ad averlo espulso dalla gara con Veltroni: «Sono stato escluso perché le nostre posizioni sull’indulto, sulle intercettazioni, sulle autorizzazioni a procedere per i parlamentari e sull’abrogazione delle leggi vergogna danno fastidio».
Nel suo pensiero, distante anni luce da quello dei suoi alleati (e non solo), i magistrati che dispongono le intercettazioni sono come i chirurghi che incidono la carne dei pazienti. «L’Italia dei valori ritiene che le intercettazioni siano uno strumento necessario per la scoperta dei reati, così come è necessario il bisturi per il medico. È chiaro che se uno ci ammazza la moglie, il bisturi è male usato. Ma ciò premesso, l’Italia dei valori non crede che bisogna togliere il bisturi al medico né le intercettazioni al magistrato». A scanso di equivoci: «Nessun provvedimento che toglie spazio alle intercettazioni troverà il sostegno mio e dell’Italia dei Valori».
Parole e idee lontanissime dagli attacchi di D’Alema ma anche dalle cautele di Fassino e dai progetti del ministro della Giustizia, Clemente Mastella, e infatti i due sono stati protagonisti di un acceso scontro verbale. Proprio Fassino ha ieri replicato duramente agli attacchi dell’ex Pm: «Dobbiamo rigettare le dichiarazioni offensive di Di Pietro verso di noi» ha tuonato il leader Ds che ha aggiunto: «Di Pietro deve smetterla di pensare di essere l’unico attento alla questione morale. Io non do lezioni in questa materia ma non ne accetto nemmeno». E sulla candidatura di Tonino nel Pd ha spiegato: «Il 14 ottobre, con le primarie, non si sceglie il candidato premier, ma il leader del Pd. E per guidare il Pd occorrono persone che hanno condiviso la sua costruzione e ne condividono i principi. Tre mesi fa chiesi a Di Pietro se era interessato al progetto del nuovo partito. Lui mi disse che era prematuro. Allora, com’è che adesso, dopo tre mesi, vuole fare il leader?».
Il leader Idv intanto è tornato ad attaccare la norma sulle autorizzazioni a procedere per i parlamentari, necessarie per poter intercettare gli onorevoli colleghi, «una furbata per permettere ai parlamentari di sfuggire alla giustizia», «un istituto obsoleto e strumentale». Il ministro ha chiesto ripetutamente alla Giunta di dare il via libera all’uso delle telefonate e ha difeso la Forleo: «Criminalizzare il giudice perché non le piace quell’intercettazione telefonica è una cosa furba ma sbagliata». Tanto più che in questo caso, Di Pietro ne è convinto, non è stata commessa alcuna irregolarità.