Di Pietro, ecco la prova delle sue bugie

Il leader Idv avrebbe trasferito Mautone nell’agosto 2007 perché &quot;chiacchierato&quot;. Ma una registrazione (<strong><a href="/video.pic1?ID=dipietro_audio" target="_blank">ascolta</a></strong>) ora dimostra che anche 5 mesi
dopo i due erano insieme a Montenero. Tonino: &quot;Mario? Ha tanta pazienza
a stare appresso a me&quot;. All'evento partecipò anche il figlio Cristiano

Sentite come Di Pietro presenta l’uomo che dice di aver conosciuto appena e di non aver mai frequentato: «Guardo il provveditore Mautone, che è il mio direttore generale al ministero e che c’ha tanta pazienza, da venire appresso a me...» (risatine e applausi del pubblico). La scena si svolge a Montenero di Bisaccia, il paese dove il leader Idv è nato e dove suo figlio Cristiano fa il consigliere comunale (il file audio originale di quel passaggio si può sentire sul sito del Giornale). Ma è la data quella che conta di più. La conferenza pubblica nella sala consiliare del piccolo comune molisano si svolge il 29 dicembre del 2007, vale a dire nemmeno cinque mesi dopo il trasferimento di Mario Mautone dal Provveditorato della Campania al ministero delle Infrastrutture, spostamento deciso da Di Pietro perché informato da qualcuno sulle indagini a carico di Mautone e di suo figlio.

Di Pietro si trovava nel suo paese natale per presentare un intervento memorabile per Montenero di Bisaccia, il rifacimento di una torre del 1500 (da parecchi anni in pessimo stato) reso possibile grazie allo sblocco di 750mila euro caldeggiato proprio da Tonino. «Un finanziamento che Montenero aspettava da tempo – spiegò in Consiglio comunale un trionfante Di Pietro jr – e che si è realizzato grazie anche all’intervento del ministro Antonio Di Pietro, il quale ritiene la torre un simbolo per tutti i molisani». Insieme con il ministro e le autorità molisane (il presidente della Regione, quello della provincia e il sindaco di Montenero) in quell’occasione c’era anche il figlio Cristiano e, in prima fila, il dirigente del ministero ed ex provveditore Mario Mautone. Nel giro di pochi mesi, l’uomo che Tonino aveva spostato perché «chiacchierato» (così ha poi detto Di Pietro) si era miracolosamente redento. Quell’uomo «chiacchierato», con il quale a Di Pietro jr fu consigliato di troncare ogni rapporto, cinque mesi dopo, per Di Pietro senior, era tornato ad essere un professionista senza macchia. Dev’essere così se Di Pietro lo descrive affettuosamente agli astanti come «il mio direttore generale», uno che ha la pazienza di stargli sempre «appresso». E che stranamente viene presentato ancora come «provveditore», benché in quell’incarico gli fosse subentrata un’altra persona già da mesi. Anche Giuseppe D’Ascenzo, sindaco di Montenero - che ha recentemente espresso tutta la sua solidarietà a Di Pietro jr. - in apertura dei lavori saluta davanti a tutti il «provveditore Mautone», come fa Tonino.

Un calore incomprensibile da parte del leader Idv, se si confronta con le sue dichiarazioni successive. «Mautone non è il mio uomo di fiducia, non lo è mai stato» dice all’Ansa il 3 dicembre scorso. Pochi giorni dopo Mautone diventa quasi uno sconosciuto per Di Pietro: «Non so nulla più di quello che ho letto sui giornali circa le accuse che vengono mosse a questo dirigente ministeriale». In un altro comunicato poi Di Pietro parla vagamente di «un certo dottor Mario Mautone». Ma delle due l’una: se il leader Idv non sapeva nulla, perché ha trasferito in fretta e furia Mautone nell’estate del 2007? E se invece era a conoscenza di comportamenti scorretti, perché lo ha spostato al ministero e qualche mese dopo lo ha accolto tra le sue braccia a Montenero di Bisaccia, parlandone come di un suo uomo di fiducia (che ha la santa pazienza di stargli appresso...)?

Quel giorno a Montenero il dirigente di Tonino, che mesi prima aveva intrattenuto una fitta corrispondenza telefonica col figlio Cristiano a proposito di architetti e ingegneri da sistemare, si fa anche intervistare da Il quotidiano del Molise, che offre ai lettori l’opinione del «provveditore Mautone» sulla famosa torre. Il dirigente - che era già stato a Montenero nel marzo 2007 per l’inaugurazione della nuova caserma dei carabinieri - si dice ottimista sull’ultimazione dei lavori, ostacolati solo da impacci amministrativi, primo tra i quali il commissariamento dell’Arcus, l’ente interministeriale (Beni culturali e Infrastrutture) che eroga finanziamenti per opere di quel tipo. La Corte dei conti aveva infatti rilevato - come spiegò in un’interrogazione al Senato il leghista Michelino Davico - punti oscuri nella scelta dei programmi di intervento dell’Arcus, tra i quali nel 2006 figurava il restauro da 750mila euro della torre di Montenero, progetto coordinato proprio dall’allora provveditore Mautone.