Di Pietro fa l’innovatore con la baby-pensione

Berlusconi accusa l'ex pm: "Fai il paio con Veltroni, che si presenta come uomo del futuro. Parlano di modernizzare l'Italia però la mattina non si guardano allo specchio"

Roma - Il motore della campagna elettorale gira ormai a pieni giri. E Silvio Berlusconi, senza battere ciglio, spinge sempre più sull’acceleratore, dimostrando di riuscire a reggere ai ritmi frenetici della maratona propagandistica che porterà al voto del 13 aprile. Il tutto senza perdere il sorriso e l’autoironia.

Il «tormentone» della giornata è quello dell’età. Il leader del Pdl scherza, innanzitutto, con il presidente di Confcooperative che gli ricorda la sua prima visita del 2001. «Mi sono riletto quel discorso» ribatte il leader azzurro. «Madonna come ero bravo. Forse oggi sono un po’ invecchiato. Forse ha ragione Veltroni che dice che dobbiamo fare posto ai giovani». Lo stesso tema lo riprende al convegno dell’Anmil (l’associazione degli invalidi del lavoro). «Sono un vecchietto e mi fanno fare cose impossibili». Dalla platea gli rispondono che lui è ancora giovane. «Beh, ho 72 anni». Allora un signore calvo gli rilancia la palla: «Ma lei ha ancora i capelli». E Berlusconi, ridendo: «Se le davo il numero del mio medico ora ne aveva di più anche lei». Naturalmente la premessa scherzosa si tramuta in una doppia stoccata lanciata ai suoi avversari. «Io, però, nonostante la mia età non sono certo un pensionato. Veltroni, invece, si è voluto presentare come l’innovatore, come l’uomo del futuro, poi abbiamo scoperto che è un pensionato del Parlamento e che dal 2001, da quando aveva 52 anni, si becca anche 5.000 euro di pensione. E Veltroni fa il paio con l’altro pensionato innovatore di Di Pietro che a 45 anni si è beccato la pensione pure lui. Questi parlano di innovare l’Italia e poi non si guardano nemmeno allo specchio la mattina».

Silvio Berlusconi insiste sulla necessità di non scegliere i «piccoli partiti del centrodestra che non hanno alcuna speranza di portare a casa un senatore». Ma il leader del Popolo della libertà ci tiene, però, anche a spostare il discorso sul difficile scenario che attende il prossimo governo. «Non posso paragonarmi a Gesù Cristo per dire che dovrò bere l’amaro calice ma quasi penso che arriveremo a deludere le attese consapevoli che ci troviamo di fronte a una situazione molto difficile perché viviamo tempi peggiori di quelli vissuti dopo l’11 settembre 2001. Siamo nel mezzo di una gravissima crisi mondiale che comporterà effetti in tutta Europa e in particolare da noi».

Berlusconi, ospite dell’associazione che riunisce la cooperative di ispirazione cattolica, si occupa naturalmente anche delle prospettive di queste imprese. Il presidente di Confcooperative, Luigi Marino, gli propone un patto per confermare l’impianto civilistico-fiscale esistente. Berlusconi promette di tutelare la «cooperazione vera e autentica». Ma si impegna a vigilare «anche con interventi legislativi» su quei «funzionari delle Coop rosse che, come in un grand hotel, diventano un giorno dopo l’altro funzionari del Pc-Pds-Ds e oggi Pd». C’è spazio, poi, per due proposte «salvacosti»: tagliare un terzo degli attuali parlamentari e abolire le province. E un pensiero va anche alle morti bianche, con uno spunto da inserire nel programma: «Un credito d’imposta come premio per quelle aziende virtuose che registrano un calo di incidenti sul lavoro».