Di Pietro-Franca Rame uniti per il voto «divisi» sugli scontri

Il senatore: «Azioni inqualificabili, reati da perseguire»

Non le è facile digerire il Di Pietro pensiero. Franca Rame fatica a mantenere il controllo, a evitare lo strappo pubblico da chi identifica autonomi e no global come protagonisti di «azioni inqualificabili», autori di «gesti violenti, abusi e reati che vanno perseguiti». Condanna nei confronti di «persone fuori dal sistema» perché «noi, siamo per il rispetto della legalità»: concetto che l’ex pm Antonio Di Pietro ripete non una né due bensì tre volte.
Parole inequivocabili che la moglie del Nobel preferisce non commentare, «non sarei così dra-sti-ca». Aggettivo sillabato quasi a voler rafforzare il silenzio contro il perentorio, rigido e radicale virgolettato del presidente dell’Italia dei Valori che candida Franca Rame capolista al Senato in cinque Regioni. Ma quella condanna, quel giudizio senza mezzi termini di Di Pietro è davvero troppo per la pasionaria rossa che non riesce a trattenersi oltre e sbotta: «Mi spiace moltissimo ma, pur capendo il momento politico, è stata una cosa molto grave. Non è stata un’operazione fatta al momento giusto». Sì, per lei, la guerriglia nel cuore di Milano «non è stata un’operazione fatta al momento giusto»: «Mi ha fatto male, veramente male vedere ciò che capitava. Le riflessioni sono state più che dolorose. Ho condannato quest’operazione. Mi ha fatto male pensare ai bambini, ai commercianti e alle auto date alle fiamme. È stato doloroso, come lo è stato questo favore fatto alle destre». Di Pietro non ascolta la litania e si limita ad osservare che «Franca ben rappresenta la metà della mela, rappresenta la parte migliore dell’Italia». Valutazioni di chi, aggiunge, vorrebbe «ventiquattro Franca Rame in più al Parlamento»: lei, naturalmente, ringrazia e garantisce «mi rispecchio pienamente nell’Italia dei Valori e tra l’altro, prima di accettare questa candidatura, mi sono fatta consigliare da Travaglio, Flores D’Arcais e Nando Dalla Chiesa».
Ma gira e rigira si ritorna al tasto dolente, alla condanna senza se e senza ma dipietresca dei centri sociali tanto cari a donna Franca e a suo marito Dario: «Lo ripeto: mi ha fatto assai male vedere quello che accadeva in corso Buenos Aires. È stato assai doloroso ma ribadisco non sarei così drastica nei giudizi». Di più, Franca Rame, non dice anche se condivide il pensiero del Nobel che contesta il comportamento delle forze dell’ordine - «l’ho visto in tv, è stata una carica pesante» - e difende i bravi ragazzi della sinistra, «volevano far sentire la loro voce e sono stati brutalmente caricati: pensiamo a quello che è successo a Genova, caricavano gente comune, c’erano provocatori accettati dalla polizia». Riflessioni dettate alla stampa dal candidato alle primarie di Rifondazione comunista. Parole che appaiono sconvolgenti ma non impediscono a Di Pietro di sperare che, a Milano, «la campagna elettorale possa coinvolgere Fo».